Lo sport negli oratori diventa politica pubblica

Di Gabriele Mezzacapo

Lo scorso primo luglio, negli uffici del ministero per lo Sport e i Giovani, il Presidente della Cei, Cardinale Matteo Maria Zuppi, e il ministro Andrea Abodi hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che disegna qualcosa di più ampio di un semplice stanziamento di fondi. L’accordo mette a disposizione 50 milioni di euro, tratti dal Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027, per la costruzione e la riqualificazione di spazi sportivi negli oratori collocati nelle aree urbane più segnate da fragilità sociale ed educativa.

Le risorse si affiancano ai 19,5 milioni già destinati alle attività sportive degli oratori nel quadriennio 2025-2028, e serviranno alla realizzazione di nuovi playground, alla riqualificazione di impianti già esistenti e all’allestimento di spazi polifunzionali per attività sportive, ludiche e ricreative.

Il linguaggio con cui l’intesa è stata presentata merita attenzione quanto il suo contenuto tecnico. Il cardinale Zuppi ha parlato di un accordo capace di ricucire le fratture delle città, richiamando esplicitamente il principio di sussidiarietà come cornice concettuale della collaborazione tra Chiesa e istituzioni. Applicata agli oratori, questa logica trasforma una rete religiosa capillare, presente in migliaia di parrocchie, in un soggetto quasi paragonabile a un ente locale nell’erogazione di servizi educativi e sportivi. Il Ministro Abodi ha affermato la portata storica dello stanziamento, sottolineando che mai prima, nella storia repubblicana, risorse di questa entità erano state destinate al patrimonio oratoriale.

“Investire negli oratori significa offrire luoghi sicuri e gratuiti dove i giovani possano crescere attraverso lo sport”. Con queste parole il Ministro per lo Sport e i Giovani ha riconosciuto l’importanza strategica degli oratori e degli enti del terzo settore.

Oltre il finanziamento: il tavolo permanente

L’aspetto forse più rilevante del protocollo, e quello meno

raccontato dalle cronache dei primi giorni, riguarda la sua architettura istituzionale più che il suo valore economico. L’intesa prevede infatti l’istituzione di un tavolo tecnico permanente tra gli uffici del ministero e quelli della Cei, con il compito di coordinare, monitorare e accompagnare l’attuazione degli interventi nel tempo. Non si tratta dunque di un trasferimento una tantum, ma della costruzione di una infrastruttura di governance condivisa, destinata presumibilmente a sopravvivere al singolo bando e a strutturare in modo più organico i rapporti tra amministrazione pubblica e rete ecclesiale sui temi dello sport giovanile.

È un dettaglio che merita di essere letto nel contesto più ampio delle politiche di contrasto alla dispersione scolastica e alla povertà educativa, temi su cui l’Italia continua a mostrare divari territoriali marcati, particolarmente accentuati nelle periferie urbane del Mezzogiorno ma non solo. Il protocollo si inserisce in una linea di continuità con altre iniziative recenti del ministero, come l’intesa firmata con Sport e Salute, Anci e Federazione Italiana Pallacanestro per la realizzazione di cento playground sul territorio nazionale, a conferma di una strategia che punta sulla moltiplicazione di spazi sportivi accessibili come leva di coesione sociale.

L’intesa firmata tra la Cei e il Ministero ha il merito di rendere esplicito un modello di collaborazione che negli oratori italiani opera da sempre in modo informale, e di dargli per la prima volta una cornice economica e istituzionale. Se il tavolo tecnico permanente funzionerà davvero come strumento di monitoraggio, e non come mera cornice cerimoniale, il protocollo potrà essere giudicato tra qualche anno non tanto per l’entità dei 50 milioni stanziati, quanto per la sua capacità di trasformare gli oratori da presidi spontanei di prossimità a nodi riconosciuti di una politica pubblica per l’infanzia e l’adolescenza.