Generatore di futuro. Suor Francesca Scibetta: sport grammatica per parlare ai giovani

Di Elisa Pugliese

Dal 27 giugno al 1° luglio 2026 — presso l’Accademia Olimpica Internazionale di Olimpia (Grecia) — la Segreteria Generale della Conferenza Episcopale Italiana, in collaborazione con la Fondazione Giovanni Paolo II per lo sport, ha promosso il secondo Simposio sul tema Lo Sport generatore di futuro Educazione, Inclusione e Pace. Per dare concretezza al nuovo motto olimpico, che dal 2021 ha aggiunto la parola communiter (insieme) a “citius, altius, fortius”, il Simposio si è proposto come occasione di confronto e riflessione per rinnovare l’alleanza tra la Chiesa e le Istituzioni sportive. Mettendo insieme le forze e i carismi di ciascuno, lo sport può essere infatti un generatore di futuro, un’esperienza capace di alimentare la speranza nella vita delle persone e nella costruzione di una società più fraterna e solidale.

Il Simposio si è rivolto a circa 45 partecipanti provenienti dal mondo delle Istituzioni sportive: dirigenti sportivi del CONI, CIP, Sport e Salute, Federazioni Sportive, Enti di Promozione Sportiva, Discipline Associate. Dal mondo ecclesiale impegnato nello sport: incaricati diocesani e regionali per la pastorale sportiva, esponenti di associazioni sportive di ispirazione cristiana. Dal mondo accademico: docenti delegati dai Rettori per lo sport e dal mondo del Terzo Settore impegnato nello sport: Fondazioni, Associazioni nazionali. Il programma del Simposio si è sviluppato in tre sessioni di lavoro, che hanno permesso di approfondire il tema generale da tre prospettive: Sport ed Educazione, Sport e Inclusione e Sport e Pace, partendo dunque dal confronto tra la concezione dello sport nel mondo ellenico e la sua evoluzione nel corso della storia.

Di tutto questo abbiamo parlato con  Suor Francesca Scibetta, Referente Nazionale PGS, che ha partecipato all’evento. “Non si può parlare del legame tra sport ed educazione senza far riferimento al carisma salesiano. Lo sport, oggi, è un potente strumento di aggregazione ed inclusione sociale. L’incontro tra culture diverse e la valorizzazione delle differenze sono temi basilari in un mondo sempre più globalizzato. Il cortile dell’oratorio è sicuramente il luogo di inclusione per eccellenza, luogo di accoglienza e ospitalità per tutti, capace di intercettare gli interessi di ragazzi e ragazze e di tanti giovani e adulti che, proprio attraverso l’ambito sportivo, possono rendersi disponibili e mettersi in gioco nel servizio educativo”. E dunque è necessario rivitalizzare la pastorale sportiva all’interno degli oratori. “Certamente. Spazi sempre aperti dove poter stare ed essere accolti senza giudizio, luoghi in cui vivere esperienze significative e coltivare legami che aiutano a crescere”.

Papa Francesco e Papa Leone hanno parlato spesso del valore pedagogico-educativo dello sport, la cui pratica spesso nasce nei campi da gioco parrocchiali: “La Chiesa ha sempre nutrito grande interesse verso il mondo dello sport. Possiamo dire che nello sport le comunità cristiane hanno individuato una delle grammatiche più comprensibili per parlare ai giovani. Pensiamo a Don Bosco e agli oratori salesiani, ma pensiamo a tutte le parrocchie del mondo, anche e soprattutto le più povere, nelle quali c’è sempre un campetto a disposizione per giocare e fare sport. Attraverso la pratica sportiva, si incoraggia un giovane a dare il meglio di sé, a porsi un obiettivo da raggiungere, a non scoraggiarsi, a collaborare in un gruppo. È un’occasione bellissima per condividere il piacere della vittoria, l’amarezza di una sconfitta, per mettersi insieme e dare il meglio di sé”.