Campione di sport e di vita: Valerio Vermiglio e la sua attenzione verso i giovani

Di Gabriele Mezzacapo

Lo scorso luglio Valerio Vermiglio, campione della nazionale pallavolo italiana, è stato nominato come nuovo responsabile della pallavolo delle PGS. Un incarico che si colloca in una strategia di rafforzamento delle Polisportive Giovanili Salesiane e come affermato dal Presidente delle PGS Ciro Bisogno “La nomina di Valerio Vermiglio costituisce un passaggio centrale nella strategia delle Polisportive Giovanili Salesiane. L’obiettivo è rafforzare il sostegno alle associazioni affiliate, promuovere nuove occasioni formative e progettuali e offrire all’intero movimento l’opportunità di confrontarsi con una figura autorevole e riconosciuta dello sport italiano”.

Ma Valerio Vermiglio oltre ad esser stato un campione e un ambasciatore della pallavolo italiana è prima di tutto un campione nella vita e nel sociale perché, mettendo a disposizione la sua preparazione e la sua autorevolezza al servizio delle PGS, ha messo al centro della sua attività professionale extra sportiva le persone e i giovani.

Valerio Vermiglio, campione europeo campione olimpico e campione del mondo, quando nasce l’interesse e l’idea di mettere a disposizione degli altri la propria esperienza e la propria competenza di campione sportivo?

Nasce quando ho concluso la mia carriera da giocatore. Fino a quel momento ero completamente immerso nel campo, negli allenamenti, nelle partite e negli obiettivi da raggiungere. Poi, una volta terminato quel percorso, mi sono fermato a guardare indietro e mi sono reso conto di quanto lo sport, e la pallavolo in particolare, mi avessero regalato. Da bambino avevo un sogno: diventare un campione di pallavolo. Ho avuto la fortuna di realizzarlo, ma col tempo ho capito che il patrimonio più prezioso che avevo costruito non erano soltanto le vittorie, le medaglie o i trofei. Erano soprattutto le persone incontrate lungo il cammino, le relazioni, i valori, gli insegnamenti e tutte le emozioni che questo sport mi ha permesso di vivere. In quel momento ho sentito il desiderio di restituire una parte di ciò che avevo ricevuto. Oggi condividere la mia esperienza con bambini, ragazzi e adulti rappresenta una naturale prosecuzione della mia carriera. Attraverso incontri, eventi e momenti di confronto cerco di trasmettere non solo ciò che ho imparato dal punto di vista tecnico, ma soprattutto quello che la pallavolo mi ha insegnato come uomo. Se anche un solo ragazzo, ascoltando la mia storia, riuscirà a trovare uno stimolo in più per inseguire i propri sogni, allora sentirò di aver restituito almeno una parte di quello che lo sport ha donato a me.

Quando è entrato in contatto con il mondo delle PGS e degli oratori e come è nato il progetto di collaborazione con le PGS?

Per me quello con le PGS è molto più di una semplice collaborazione: è un ritorno alle origini. Il mio percorso nella pallavolo è iniziato proprio lì. Ho mosso i miei primi passi con la PGS San Domenico Savio di Messina, dove ho trascorso tutti gli anni della scuola elementare. Il mio primo tesseramento sportivo è stato proprio con le PGS e, ancora oggi, quando ripenso a quel periodo, mi tornano alla mente i ricordi più belli della mia infanzia: gli allenamenti, gli amici, gli educatori, le prime emozioni vissute in palestra e quel clima di famiglia che caratterizza il mondo degli oratori. Durante il primo incontro nazionale delle PGS a Cattolica ho avuto il piacere di raccontare questa parte della mia storia. È stato un momento molto emozionante perché mi ha fatto comprendere quanto fosse ancora forte il legame con questo ambiente e quanto quei valori fossero rimasti dentro di me. Da quell’incontro è nato un dialogo sempre più intenso. Ho conosciuto persone che condividono la mia stessa idea di sport, vissuto come strumento educativo, di crescita e di inclusione. Ho ritrovato un ambiente in cui il risultato è importante, ma non è mai più importante della persona. Credo che sia stato proprio questo a portarci naturalmente verso questa collaborazione. Le PGS hanno riconosciuto nella mia esperienza un valore da mettere a disposizione dei giovani e io ho ritrovato un luogo nel quale sentirmi davvero a casa. Accettare questo incarico è stato semplice, perché significa poter restituire a tanti ragazzi ciò che, tanti anni fa, io stesso ho ricevuto. È una responsabilità che accolgo con entusiasmo, con gratitudine e con la voglia di contribuire a far crescere un movimento che mette al centro i giovani prima ancora degli atleti.

Cosa può apportare un campione olimpico come lei al mondo delle PGS e cosa si auspica di riuscire a trasmettere di lei ai giovani che si affacciano al mondo della pallavolo partendo da una dimensione del gioco e più amatoriale?

Credo di poter mettere a disposizione dei giovani e delle società affiliate tutta l’esperienza maturata in tanti anni di pallavolo ad altissimo livello. Certamente dal punto di vista tecnico, ma ancora di più sotto l’aspetto umano. Vorrei trasmettere il valore dell’impegno, del metodo, della cultura del lavoro, dello spirito di squadra e della passione. Ma soprattutto vorrei ricordare ai ragazzi una cosa che, crescendo, rischiamo spesso di dimenticare: la parte più bella dello sport è il divertimento. Per divertirsi davvero bisogna però essere disposti a impegnarsi. I sacrifici, gli allenamenti, la voglia di imparare i gesti tecnici, il rispetto delle regole e dei compagni sono ciò che permette di migliorare e, proprio per questo, di vivere lo sport con ancora più entusiasmo. La vittoria è una soddisfazione straordinaria, ma rappresenta la conseguenza di un percorso ben fatto, non l’unico obiettivo da raggiungere. La pallavolo insegna qualcosa di unico: nessuno può vincere da solo. Ogni azione nasce dalla collaborazione tra persone diverse, ognuna con le proprie qualità, che insieme costruiscono qualcosa di più grande. Quando arriva un punto si esulta tutti insieme; quando invece l’azione non riesce, ci si guarda negli occhi, ci si incoraggia e si riparte insieme. È questo il significato più autentico della squadra. C’è una frase che mia madre mi ha insegnato e che porto sempre con me: “Mal comune mezzo gaudio, gioia condivisa gioia raddoppiata.’’ Le difficoltà condivise pesano meno e le gioie condivise valgono il doppio e credo che questo racchiuda perfettamente il senso dello sport e della vita. Il mio obiettivo è aiutare le PGS a far sì che la pallavolo diventi sempre di più un luogo di incontro, di confronto, di crescita e di amicizia. Vorrei che tanti ragazzi e tante ragazze riscoprissero il piacere di stare insieme, di condividere emozioni vere, di costruire relazioni e di crescere attraverso lo sport. Quando impari a rispettare le regole, l’agonismo diventa prima di tutto una sfida con te stesso. Ogni allenamento è un’occasione per migliorare, dare il massimo e superare i propri limiti. Il risultato arriva dopo. Per questo credo che non sia importante il livello a cui si gioca. Si può vivere la pallavolo in una piccola palestra di provincia oppure su un palcoscenico internazionale: ciò che conta davvero è il modo in cui si affronta questo viaggio. Quando riesci a dare il meglio di te, a rispettare gli altri e a divertirti lungo il percorso, allora hai già conquistato la vittoria più importante.