Tommaso Liguori: “Con il documentario su Don Bosco raccontiamo una dimensione diversa dello sport”

Di Gabriele Mezzacapo

Sabato 14 marzo si è tenuta al Cinema Teatro Don Bosco la presentazione del documentario “Don Bosco: Il Santo dei Giovani e dello Sport”, realizzato da Sky Sport in collaborazione con le Polisportive Giovanili Salesiane, che racconta la vita, l’opera e l’importanza della figura di Don Bosco nella crescita e nella protezione dei giovani e dei più deboli. Lui che è nato tra gli ultimi, tra coloro che hanno fin da piccoli dovuto affrontare le avversità della vita, ha trasformato la sua vita in una missione chiara: non lasciare indietro nessuno.

A presentare l’evento, alla presenza del presidente PGS Ciro Bisogno, è stato l’autore del documentario, il caporedattore di Sky Sport Tommaso Liguori che ci ha raccontato la sua esperienza con il mondo PGS e l’idea di realizzare un documentario su Don Bosco.

Come nasce l’idea e il progetto del documentario su Don Bosco e sull’opera delle Polisportive Giovanili Salesiane. E quali sono i tratti che si sono voluti raccontare con il documentario?

Il progetto prende spunto dalla riflessione su alcuni episodi di violenza avvenuti nello sport amatoriale e divenuti fatti di cronaca che hanno coinvolto soprattutto i giovani. E nasce dunque dalla volontà di raccontare una dimensione sportiva differente come quella delle Polisportive Giovanili Salesiane che sono capaci di unire nello sport una dimensione del gioco e una dimensione valoriale. L’idea di realizzare un documentario su Don Bosco è nata, per l’appunto, con il fine ultimo di raccontare la sua attività pastorale che vedeva nel gioco, prima ancora che venisse chiamato sport, il mezzo con il quale formare i giovani trasmettendo loro i valori cristiani. Lo sport, quindi, nell’attività pastorale di Don Bosco, deve essere uno strumento di formazione valoriale per i giovani, e le realtà salesiane, nel solco della sua azione pastorale, perseguono ancora oggi questo approccio.

La promozione sportiva delle Polisportive Salesiane, partendo da un contesto amatoriale, può essere considerata propedeutica per l’accesso allo sport professionistico?

Le Polisportive Giovanili Salesiane non hanno come obiettivo principale quello di competere per vincere, come invece accade nelle società professionistiche. L’attività sportiva salesiana mira a formare i giovani, aiutandoli a farsi le ossa ancora prima di diventare atleti professionisti, e soprattutto a crescere come uomini. Ciononostante, la qualità della formazione sportiva salesiana è molto alta e può rappresentare un’ottima base di partenza per i giovani sportivi, anzitutto per scoprire il proprio talento attraverso la dimensione del gioco, per poi affinarlo e approdare eventualmente nelle società sportive professionistiche. Esempi di questa virtuosità formativa sono atleti del calibro di Meo Sacchetti e Carlo Caglieris.

Quali progetti e sinergie future potrebbero vedere coinvolti le PGS, e a più ampio respiro gli enti del terzo settore, e Sky Italia?

Sky come azienda ha mostrato particolare attenzione e sensibilità ai valori dell’attività pastorale sportiva della Chiesa, rilanciata soprattutto con i Pontificati di Giovanni Paolo II e di Papa Francesco. Questa sensibilità è dimostrata anche dalla collaborazione tra Sky e il Dicastero per la cultura e l’educazione della Città del Vaticano. Al momento, tuttavia, non ci sono progetti o sinergie per il prossimo futuro tra Sky e le PGS e più in generale con gli enti del terzo settore. Ma nel 2027 con l’anniversario dei sessant’anni delle PGS chissà che le strade non possano rincontrarsi. Porte aperte, quindi, e massima attenzione alla realtà come quella delle PGS, con il documentario su Don Bosco che ha registrato ottimi ascolti, e a più ampio spettro agli enti del terzo settore che, tuttavia, devono dimostrarsi più intraprendenti e proporre idee e progetti validi.

Cosa rappresenta per lei Don Bosco e l’opera di Don Bosco con le PGS? C’è un ricordo personale legato proprio alla dimensione dell’oratorio come dimensione sociale e umana?

Ho bellissimi ricordi legati alla mia infanzia, trascorsa a giocare all’oratorio di Via Gioberti a Firenze dove ho iniziato a praticare la pallavolo. Qui grazie alla formazione dell’oratorio ho sviluppato il mio talento che mi ha poi permesso di giocare nella squadra del Cus Firenze volley. Ma i ricordi sono legati anche all’età adulta visto che sono stato allenatore della squadra di pallavolo femminile e maschile salesiana.

Ricordo con grande affetto quei momenti in cui il gioco e i valori salesiani – l’inclusività su tutti – erano sempre presenti, tanto nella prima, netta sconfitta per 15-1 15-1, quanto nella prima vittoria.

Il divertimento ha accompagnato la mia esperienza nei due anni di giocatore di pallavolo.

Quando torno a Firenze a trovare i miei cari mi capita di passare per via Gioberti e di ricordare con gioia l’esperienza salesiana che tutt’oggi conservo in me.