Di Mattia Zucchiatti
Ogni metro percorso è un’emozione: condivisa, forte, coinvolgente. Il totale di 42.195 metri è inconfondibile per tutti gli amanti del running: la maratona. A quella di New York, il prossimo 2 novembre, ci sarà spazio anche per una storia di amicizia e passione sportiva nata in Italia. Protagoniste Paola Patricelli e Roberta Pagliuca, che da tredici anni condividono la passione delle gare. Paola spinge Roberta, in carrozzina da quando è nata per via di alcune complicazioni nel giorno del parto. Insieme vivono i momenti della gara, ricevono gli abbracci dei partecipanti. Paola è un insegnante di inglese ad un istituto primario. Roberta ha tre lauree (scienze pedagogiche, sociologia e criminologia), tifa Juventus e ha tre idoli sportivi: Del Piero, Sinner e Verratti. A New York sarà la prima volta, ma alle loro spalle le esperienze sono tante.
Come è nata la vostra avventura?
Paola: Ci siamo conosciute per caso in una gara podistica, dove partecipavo da sola. Roberta si trovava a questa gara con una carrozzina ad hoc per le corse ma fatta su misura per un’altra persona che era venuta a mancare. Ogni tanto mi divertivo a spingere il figlio di mia cugina che è disabile e per questo mi avvicinai per chiedere informazioni a Roberta: da lì è partito tutto. Abbiamo tantissimi interessi in comune, ci piace la musica, andare ai concerti. L’amicizia è nata prima. Poi è iniziata l’avventura nelle gare.
Che emozioni si provano e qual è il momento più bello?
Paola: “È come se diventassimo una persona sola. Lei si rende conto se ho qualche problema e allo stesso tempo io percepisco se c’è qualcosa che la turba. Quando c’è la gara non riusciamo a guardarci, ma allo stesso tempo lei percepisce la mia presenza e quello che provo. Anche perché chiacchieriamo tutto il tempo…
Roberta: Ogni momento è unico e prezioso. La Maratona di Dubai è stato uno dei momenti più belli, perché è stata la prima e perché abbiamo realizzato il sogno di completare i 42 km. Insomma, la prima volta non si scorda mai.
Percepite l’affetto degli altri partecipanti?
Paola: Abbiamo sempre trovato persone che ci guardano con il sorriso, soprattutto fuori dal nostro contesto abituale dove ci conoscono da oltre dieci anni. A Dubai abbiamo avuto un’accoglienza fantastica: ero l’unica spingitrice ed è stato bellissimo. Con tutte le persone che venivano ad abbracciarci, non riuscivo nemmeno a cambiarmi.
Roberta: Ho percepito tanto affetto ovunque siamo andati. Tutti quanti ti applaudono, non solo per l’esperienza sportiva, ma per quella umana. E anche per l’impegno di Paola, che fa uno sforzo fisico e psicologico non indifferente. Oltre alla sua fatica, mi concede anche il suo tempo. Questo dettaglio a volte viene sottovalutato, ma io lo voglio sottolineare.
C’è stata anche una raccolta fondi per una carrozzina nuova
Paola: La raccolta è andata benissimo, nel giro di 24 ore abbiamo raggiunto l’importo necessario. Abbiamo trovato la sponda di Radio Deejay e la trasmissione di Linus. Lui ci ha chiesto: avete un altro sogno? Roberta ha risposto subito: la Maratona di New York. Ed eccoci qui
Roberta: Ogni traguardo è una conquista. E ad ogni traguardo, penso subito a quale sarà il prossimo. Ora New York è un sogno che si realizza
Alla base c’è una preparazione importante
Paola: Lo sforzo fisico è importante, ma la gioia di condividere con lei questi appuntamenti non ha prezzo. Mi alleno quattro volte a settimana, due da sola e due con Roberta. Tre volte in palestra, facendo sessioni specifiche per schiena, addominali e braccia. Ho un preparatore che è specializzato nella materia.
E i prossimi obiettivi?
Paola: Ci piacerebbe completare tutte le major. Il problema non è tanto l’allenamento, quanto i problemi nel partecipare con una carrozzina. Non solo per i costi – il trasferimento dall’aeroporto, visto che non possiamo prendere il taxi normale con due carrozzine (una per correre e una per la routine, ndr), costa 400 euro a tratta -, ma soprattutto perché non ti danno la possibilità di scegliere: noi ci candidiamo, poi sono loro che estraggono. Avremmo voluto partecipare l’anno scorso, abbiamo superato due selezioni, ma non siamo state estratte. Ora è la volta buona.
Un consiglio a chi vorrebbe iniziare ma ha paura di non farcela
Roberta: Il solo pensare di non farcela è il primo passo per non farcela. Bisogna cambiare la prospettiva e dirsi: perché no? Poi ovviamente ci sono varie componenti. Io ho la fortuna di avere un’amica come Paola.



