Di Gabriele Mezzacapo
Trentuno marzo 2026, ventiquattro marzo 2022, dieci novembre 2017. Sono queste le tre date che corrispondono alle tre eliminazioni della nostra nazionale italiana ai playoff di qualificazione ai Mondiali di calcio. Dodici anni senza rassegna iridata. Un nuovo record negativo.
L’eliminazione per mano della Bosnia è solo la punta di un iceberg più profondo e radicato in una crisi del movimento nazionale calcistico italiano. Ad oggi, sembrerebbe non essere a portata di mano una soluzione strutturale per il rilancio del movimento.
Da grande esperto e giornalista che per anni ha commentato ed è stato vicino alla nostra Nazionale, l’attuale Capo redattore di Raisport Fabrizio Failla può aiutarci a comprendere il momento storico che sta vivendo il nostro movimento calcistico nazionale.
Failla, da giornalista sportivo e cronista della nazionale, secondo lei come mai il movimento nazionale calcistico sta vivendo questa profonda crisi culminata con la mancata qualificazione per la terza volta consecutiva ai Mondiali?
La mancata qualificazione ai mondiali per tre diverse edizioni è solo la punta di una crisi più profonda del nostro movimento calcistico. La crisi è più profonda e si è manifestata a partire dal mondiale brasiliano del 2014 dove la nostra nazionale e il nostro sistema calcio dimostrarono delle crepe. Queste man mano sono diventate delle problematiche strutturali, quali mancanza di stadi di proprietà, mancanza di investimenti e progetti di medio – lungo periodo da parte dei club sui vivai. I giovani in Italia non trovano spazio a scapito invece dei giocatori stranieri considerati più “frizzanti” e capaci di suscitare maggiore interesse.
Se si vuole far ripartire il movimento calcistico nazionale non si può prescindere dai vivai, come accade in Spagna in Francia e in Inghilterra, dagli allenatori delle squadre giovanili e da progetti di valorizzazione dei giovani calciatori, che oggi finiscono o in prestito a militare nei campionati minori senza mai avere la possibilità di esordire in Serie A oppure vengono acquistati da squadre straniere, come ad esempio il Borussia Dortmund con l’acquisto di Luca Reggiani e Samuele Inacio Pia, due talenti della nazionale Under 19.
I giovani italiani non sono più capaci di giocare a calcio oppure è l’eccessiva tattica e l’eccessivo atletismo che bloccano la fantasia e il talento?
Oggi, a partire dalle scuole calcio con i giovanissimi fino ad arrivare agli allenatori di Serie A, il maggior problema alla crescita e alla raffinazione del “talento” di un calciatore è che viene allenata prevalentemente la tattica, con schemi di gioco che non ammettono l’individualità e la creatività del giocatore, nonché l’atletismo del giocatore stesso.
Allenare meno la tattica e meno l’atletismo è fondamentale, quindi, per favorire il maggior allenamento delle “qualità individuali” dei calciatori per raffinarne e valorizzarne il talento e la crescita così come accaduto, ad esempio, con la Nazionale under 19 italiana, che è una realtà virtuosa di crescita e valorizzazione dei nostri talenti espressione del nostro movimento calcistico nazionale.
Al netto delle nuove elezioni e del nuovo presidente della Federcalcio, cosa dovrebbe fare e su quali aree critiche dovrebbe intervenire prioritariamente il nuovo numero 1 della Figc una volta entrato in carica?
Non è tanto importante il nuovo presidente o la nuova guida tecnica della nazionale, l’Allegri o il Conte di turno, ma sarà importante il programma e il progetto di riforma del sistema calcio italiano che il futuro Presidente intenderà portare avanti partendo, auspicabilmente, dagli investimenti e da progetti di crescita dei vivai, degli stadi e del campionato stesso con una riduzione delle squadre da 20 a 16 squadre in Serie A. Meno partite e meno impegni per le squadre di club migliorerebbe la qualità e “l’appetibilità” del nostro campionato permettendo, altresì, alle squadre italiane anche di presentarsi agli impegni continentali maggiormente preparati.
Il gap tra il nostro campionato e il movimento calcistico con gli altri maggiori campionati è facilmente rintracciabile leggendo i bilanci. Le nostre squadre, nei fatti, sono dipendenti prevalentemente dagli introiti dei diritti televisivi mentre, se si analizzano i bilanci delle maggiori squadre dei campionati spagnoli e inglesi i maggiori introiti derivano dagli stadi, dal merchandising e, soprattutto, dalle plusvalenze economiche compiute investendo, per l’appunto, sulla crescita dei giovani delle “cantere” e dalla loro rivendita sul mercato. È anche vero che attuare una riforma strutturale dell’intero sistema calcio è complesso per un qualsiasi Presidente della Federazione poiché è espressione delle leghe nazionali calcistiche che lo hanno eletto. Ecco perché servirebbe un commissario indipendente dalle leghe e non di espressione delle leghe stesse.
Da ultimo, quando secondo lei riusciremo a rivivere delle nuove notti magiche e quando la Nazionale italiana tornerà ad essere considerata dai calciatori e dai tifosi un vanto e un onore poterci giocare e poterla tifare?
Rivivremo presto notti magiche intese come momento di condivisione con amici, parenti e momento di aggregazione del paese intorno alla Nazionale perché la nostra nazionale e il nostro movimento ha la forza di rialzarsi. Tuttavia, per rivivere notti magiche con una Nazionale che possa essere in grado di essere competitiva sarà necessario un processo più lungo che dovrà passare prima per la riforma del sistema calcio e per la valorizzazione dei giovani calciatori italiani.



