Di Giampiero Guadagni
Ex Ilva. In attesa di un nuovo acquirente, si riconosce così dai titoli dei giornali il polo siderurgico di Taranto, la più grande acciaieria d’Europa, una delle più grandi del mondo. Ex, come un calciatore che ha appeso gli scarpini al chiodo. Ma Taranto non si identifica con il passato. Anzi, prende spunto dal suo passato glorioso per proiettarsi al futuro con i Giochi del Mediterraneo che si aprono il 21 agosto. Lo sport, quello autentico, aiuta a non darsi per vinti, a costruire speranza e bellezza. Ad abbattere chiusure geografiche e mentali, quelle che hanno il Mediterraneo il più grande cimitero d’Europa, come ricordava spesso Papa Francesco parlando delle tragedie dei migranti. Vicende che ci interpellano continuamente, come dimostra quanto accaduto a Ceuta in queste settimane. Lo sport aiuta, quando è autentico. Non certo quello immaginato dall’ineffabile presidente della Fifa Gianni Infantino, con il suo progetto di privatizzare quote dei Mondiali di calcio. Un’intenzione accantonata speriamo definitivamente dopo la reazione dell’Uefa, che ha subito fatto sapere che le squadre di calcio europee nel caso avrebbero boicottato i prossimi Mondiali.
Lo sport aiuta, quando è autentico. Come quello in cui una calciatrice, straniera, diventerà mamma ma potrà restare calciatrice perché il suo Club non ha avuto dubbi a garantirle tutte le tutele necessarie. Lo sport aiuta, quando è autentico. Come quello incarnato in campo e fuori da Franco Baresi, per 23 anni bandiera del Milan e della Nazionale. La sua morte è stata vissuta come un lutto di famiglia. Come per tanti altri campioni e non, i suoi primi calci al pallone li ha dati in un oratorio, quello di San Michele a Travagliato, nel bresciano. Dove erano obbligatori due allenamenti a settimana e la Messa la domenica. Non un obbligo, ma una scelta vissuta da Franco Baresi nell’ottica della fede, da lui definita “porto sicuro nei momenti difficili dell’esistenza”. Raccontava uno dei più grandi interpreti del ruolo di libero nella storia del calcio: “Sul mio comodino tengo spesso una Bibbia cercando in quelle parole il giusto modo di vivere per essere di esempio e di aiuto agli altri”.
Un altro sport, quello autentico, è dunque possibile. Lo ricorda anche il docufilm “Don Bosco. Il Santo dei giovani e dello sport”, realizzato da Sky Sport in collaborazione con le PGS. Sbarcato nei giorni scorsi al Giffoni Film Festival, il documentario sarà prodotto in quattro lingue e andrà presto “in missione” in America Latina e in Africa. Il viaggio del messaggio educativo di Don Bosco continua. Per dirci, appunto, che un altro sport è possibile.



