Il paradigma rotto

Di Rodolfo Giovenzana

Non abbiamo bisogno di allenatori. Abbiamo bisogno di persone che condividano il progetto. Sono le parole che ogni aspirante coach si sente dire quando si presenta nella sede della Scuola Pallavolo Anderlini di Modena. E a pronunciare quelle parole è Rodolfo “Giobbe” Giovenzana, per tanti anni presidente di quella Scuola, negli anni ’70 giocatore della scudettata Panini Modena e della Nazionale italiana; poi allenatore, infine dirigente. Una storia che lo stesso Giovenzana ha raccontato intervenendo agli Stati Generali delle PGS. Quella frase spiazzante rappresenta con grande forza la rottura del paradigma, motivo conduttore dell’appuntamento romano: l’idea dello sport solo come competizione, potenza dei numeri, successo; sostituita da quella che un risultato positivo o negativo non cambia il percorso di crescita personale e di squadra. E che lo sport deve generare felicità e non nuove forme di ansia.
Giovenzana ricorda in proposito come suo punto di svolta una partita del gennaio 1976 della Nazionale, che non era forte come quella di oggi, contro la Bulgaria, fino allora mai sconfitta. Finisce 3-2 per l’Italia. E dopo tre ore di gara intensissima “cado quasi svenuto per la felicità. Una sensazione che non mi abbandonerà più”. E che diventa il senso della sua successiva attività sportiva, nei diversi ruoli. E così quando a Modena nel 1985 nasce la prima scuola di pallavolo, la Anderlini conta due allenatori e 25 ragazzi. Oggi gli allenatori sono 130, i ragazzi 1.500.

Una crescita ottenuta attraverso appunto la “rottura di paradigma”. L’immagine, concreta e simbolica al tempo stesso, è quella della “filosofia della trasferta”: la trasformazione del viaggio sportivo per un torneo in viaggio sportivo educativo e formativo. Racconta “Giobbe”: “A 17 anni ho fatto una trasferta a Gijòn, nel nord della Spagna, che ha cambiato il mio mondo e la mia prospettiva. Due anni dopo quella squadra vinse lo scudetto come Panini Modena. Quell’esperienza di vita come dirigente l’ho sempre trasmessa ai miei ragazzi e alle mie ragazze. Ad esempio il Torneo della Memoria a Cracovia diventa l’occasione di un percorso di trasmissione della memoria attraverso visite guidate al Ghetto ebraico e ai campi di concentramento. Dall’emozione del viaggio nascono i risultati sportivi e soprattutto umani del futuro”. E tra questi risultati c’è un “trofeo” al quale Giovenzana tiene in modo particolare: il progetto di cooperazione internazionale in Etiopia che si chiama “Oltre la Rete”. L’iniziativa porta attività motoria, il gioco e la pallavolo nelle scuole di comunità rurali, coinvolgendo migliaia di bambini di quel Paese e sensibilizzando giovani atleti italiani sui temi della solidarietà e del volontariato. Prevede corsi per formare allenatori ed educatori sportivi locali per garantire la continuità delle attività. Tutto questo è “rottura del paradigma”. Dice Rodolfo Giovenzana: “Il gruppo diventa squadra quando si abbandonano gli individualismi e i singoli imparano a mollare per dare spazio agli altri”.