Di Giampiero Guadagni
Tutto quanto fa spettacolo. Questo il sottotitolo di “Odeon”, un fortunato rotocalco televisivo degli anni ’70. Il motto dei suoi creatori, i giornalisti Brando Giordani ed Emilio Ravel, era “fare informazione sullo spettacolo facendo spettacolo”. Oggi il motto sembra ridotto a “fare informazione facendo spettacolo”. Constatazione amara ma evidente, soprattutto nello zapping sui programmi di cronaca, ormai senza soluzione di continuità, in mano ad opinionisti e sedicenti esperti. E tuttavia si può ancora fare seria informazione sullo spettacolo facendo spettacolo. Lo dimostrano anche tante trasmissioni televisive sulle diverse reti, in occasione dei Mondiali di calcio. Lo sport è spettacolo. E attrae. Ce lo dice la Siae nel suo rapporto 2025 di cui parliamo in questo numero. Accanto al calcio, gli sport individuali, a partire naturalmente dal tennis, si confermano uno dei comparti a più alta intensità economica dell’intero sistema dello spettacolo e dell’intrattenimento.
Lo sport è spettacolo. Anzi, è spettacolare. Anche quando è meno visibile. Come quello che si pratica negli oratori. Tanto che il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Maria Zuppi, hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa per promuovere la realizzazione e la riqualificazione di spazi dedicati allo sport negli oratori situati nelle aree urbane caratterizzate da maggiori fragilità sociali ed educative. E anche di questo parliamo in questo numero. Tema collegato al Simposio che si svolto ad Olimpia, in Grecia, sullo “Sport generatore di futuro”, occasione di confronto e riflessione per rinnovare l’alleanza tra la Chiesa e le Istituzioni sportive. E anche di questo parliamo con una intervista a Suor Francesca Scibetta, Referente nazionale delle PGS.
Parliamo insomma, di tutto quanto fa dello sport un luogo di incontro di culture diverse per valorizzare le differenze in un mondo sempre più globalizzato. E più riusciamo a parlare di questo, e in questi termini, più saremo in grado di fronteggiare la tentazione opposta: fare dello sport un luogo opaco, all’interno del quale è ad esempio possibile cambiare in corsa e a proprio piacimento le regole del gioco. Anche in tempi recenti avremmo pensato fosse l’inizio di una barzelletta il racconto del presidente americano in carica che telefona al presidente in carica della Federazione internazionale del calcio per chiedere di cancellare un cartellino rosso. E lo sventurato rispose. Rendendo la barzelletta una realtà da incubo.
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