Di Gianluca Pace
“L’Oratorio di Canicattì nasce da una realtà salesiana che è stata presente qui per trent’anni”, racconta Cesare Calabrò, oggi incaricato della casa laica salesiana e delegato provinciale PGS, mentre ripercorre le origini di un progetto che continua a vivere grazie al lavoro dei volontari. “Dopo trent’anni i salesiani sono andati via e abbiamo avuto la proposta di portare avanti un’opera laica salesiana”.
Chi fa parte della famiglia salesiana sa che esistono queste opere laiche: “L’oratorio oggi si sviluppa come un’opera salesiana a tutti gli effetti”.
L’appartenenza all’Ispettoria Salesiana Sicula San Paolo dà struttura e continuità: “Abbiamo la gestione in comodato d’uso gratuito dell’oratorio, con tutti gli oneri e gli onori”.
Il legame con questo luogo è innanzitutto personale. “Eravamo ragazzi cresciuti qui, ci sbucciavamo le ginocchia in oratorio”, ricorda. “Ci tenevamo a far continuare a vivere quest’opera, perché per Canicattì questo è un presidio sociale importante”.
Un presidio che intercetta fragilità molto concrete: “Ragazzi a rischio microcriminalità, a rischio dipendenza, a rischio di carenza affettiva familiare. Anche questo è un tema enorme”. Per questo, sottolinea Calabrò, “hanno scelto di continuare a operare il sogno di Don Bosco”.
Tutti provengono da un percorso di formazione salesiana: “Siamo nati come animatori, abbiamo studiato il metodo preventivo nel Movimento Giovanile Salesiano e poi ognuno si è specializzato secondo le proprie inclinazioni”.
Qui Calabrò cita una delle frasi più celebri del fondatore: “Bisogna toccare quella corda sensibile che faccia vibrare il ragazzo”. E quella corda, racconta, ha vibrato anche per loro: “Da qui è nato tutto, dal desiderio di essere giovani per i giovani”. Un impegno portato avanti senza compensi: “Siamo volontari, puro volontariato. Non percepiamo nulla. Viviamo della provvidenza di Don Bosco”.
I numeri mostrano la dimensione dell’attività: “Per il Grest abbiamo circa 400 ragazzi. E un gruppo di 60-80 animatori che formiamo durante l’inverno con riunioni periodiche”. Un percorso che prosegue anche con momenti di confronto regionale insieme ai salesiani. Crescendo, i ragazzi trovano poi la loro strada dentro la galassia salesiana: “Chi vuole si forma nella PGS per diventare educatore, chi sceglie il teatro entra nel CGS, chi preferisce il turismo giovanile segue il Tgs”. Insomma “ognuno porta le proprie passioni nelle attività sportive, sociali e ricreative dell’oratorio”.
Negli anni si sono moltiplicati anche i laboratori: cucina, ceramica, gesso. E soprattutto il LabArt: “Un laboratorio artistico con danza, canto e teatro, con esperti regionali e nazionali”.
Alla fine, il motore resta sempre lo stesso. “Il sogno di Don Bosco – conclude Calabrò – continua a essere vivo a Canicattì”.



