I Giochi invernali, lo sport e la “vita in abbondanza”

Di Giampiero Guadagni

Quasi 3 mila atleti provenienti da 90 Paesi; 16 discipline olimpiche, per un totale di oltre 100 eventi tra competizioni individuali e di squadra. I Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 sono una autentica festa dei popoli. E nulla, di per sé, toglie a questa festa il calcolo del possibile impatto sull’economia italiana. La stima è di 6,1 miliardi, al di sopra del precedente scenario prudenziale attestato intorno ai 5,3 miliardi, perché guarda agli effetti a lungo termine sul turismo e ai benefici generati dalle infrastrutture, con effetti distribuiti sul territorio fino al 2050. L’occupazione diretta generata dall’evento è valutata in circa 13 mila posti di lavoro, ma aggiungendo le filiere si superano i 36 mila posti complessivi.

È evidente che il denaro è necessario per sostenere le attività sportive promosse dalle istituzioni pubbliche, da altri organismi civici e dalle istituzioni educative, così come quelle private di livello agonistico e professionale. Quest’ultima osservazione è contenuta nella lettera “La vita in abbondanza” sul valore dello sport, scritta da Papa Leone XIV in occasione dell’apertura dei Giochi. Aggiunge Prevost: “I problemi sorgono quando il business diventa la motivazione primaria o esclusiva. Allora le scelte non muovono più dalla dignità delle persone, né da ciò che favorisce il bene dell’atleta, il suo sviluppo integrale e quello della comunità”.

La competizione sportiva quando è autentica, continua Leone XIV, “presuppone un patto etico condiviso: l’accettazione leale delle regole e il rispetto della verità del confronto. Il rifiuto del doping e di ogni forma di corruzione, ad esempio, è una questione non solo disciplinare, ma che tocca il cuore stesso dello sport. Alterare artificialmente la prestazione o comprare il risultato significa spezzare la dimensione del cum-petere, trasformando la ricerca comune dell’eccellenza in una sopraffazione individuale o di parte”. Infine un monito: “Attenzione anche a quando il tifo si trasforma in fanatismo e lo stadio diventa luogo di scontro anziché di incontro. Qui lo sport non unisce ma estremizza, non educa ma diseduca, perché riduce l’identità personale a un’appartenenza cieca e oppositiva. Ciò è particolarmente preoccupante quando il tifo è legato ad altre forme di discriminazione politica, sociale e religiosa e viene utilizzato indirettamente per esprimere forme più profonde di risentimento e odio”.

Ma il messaggio di Papa Leone va oltre. C’è in apertura di lettera l’accorato appello ai Governi per la Tregua olimpica, simbolo e profezia di un mondo riconciliato. Ma c’è anche lo splendido richiamo allo sport come sviluppo della persona. In particolare c’è un passaggio, quasi autobiografico, che va letto e gustato: quello sullo “scambio prolungato nel tennis”. Il motivo per cui questa è una delle parti più divertenti di una partita, sottolinea il Pontefice, “è che ogni giocatore spinge l’altro al limite del proprio livello di abilità”. Lo sport insomma spinge reciprocamente a migliorarsi. Una dinamica che favorisce la crescita della persona nella sua totalità. E fa guardare alle stesse altezze dei luoghi di questi Giochi invernali.

Foto IPA