Rapporto Sport 2025: un mondo in crescita

Di Gianluca Pace

Ormai lo sport è una delle leve strutturali dello sviluppo del Paese. A certificarlo è il Rapporto Sport 2025, presentato al Foro Italico alla presenza del ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, e curato dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale insieme a Sport e Salute.

Alla sua terza edizione, il Rapporto accompagna il lettore dentro le trasformazioni dello sport italiano, raccontandone l’evoluzione economica, sociale e organizzativa.

Nel 2023 il settore ha generato 32 miliardi di euro di valore aggiunto, pari all’1,5% del Pil, con una crescita del 30,1% rispetto all’anno precedente e 421mila occupati. Un’espansione sostenuta soprattutto dai servizi e da una filiera sempre più proiettata sui mercati esteri: l’export di beni sportivi ha toccato 4,7 miliardi di euro, con Stati Uniti, Francia e Germania come principali destinazioni.

Ma il dato più rilevante riguarda la partecipazione. Nel 2024 sono 38 milioni gli italiani attivi, pari al 66,5% della popolazione. Due cittadini su tre praticano sport o attività fisica, mentre la sedentarietà scende al minimo storico del 33,2%, con circa un milione di sedentari in meno rispetto al 2023. Cresce anche la pratica continuativa, che raggiunge il 28,6% della popolazione, con segnali positivi tra i più giovani e gli over 65.

Un focus centrale del Rapporto è dedicato al Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche (RASD), definito l’anagrafe dello sport italiano. Nel 2024 risultano 107.804 enti sportivi dilettantistici con almeno un tesserato.

Le persone tesserate sono 12,3 milioni, di cui 11,7 milioni atleti agonisti o praticanti. L’analisi del tesseramento mostra una rete capillare: circa l’80% degli enti ha meno di 200 tesserati. Il 58,8% degli atleti è affiliato agli Enti di Promozione Sportiva, il 24,3% alle Federazioni Sportive Nazionali, mentre il 17% presenta tesseramenti plurimi. Le FSN risultano più presenti nelle fasce giovanili, gli EPS nelle età adulte e anziane. Il Registro censisce inoltre oltre 471mila lavoratori sportivi con almeno una collaborazione attiva.

Sul fronte delle infrastrutture, il Paese dispone di oltre 78mila impianti sportivi e 114mila spazi di attività, in gran parte di proprietà pubblica. Resta però aperta la sfida della riqualificazione: oltre il 40% delle strutture risale agli anni Settanta e Ottanta. Gli investimenti mostrano un impatto sociale rilevante, con uno SROI (Social Return on Investment) medio superiore a 4,8, che in alcuni progetti sociali supera quota 8: ogni euro investito genera fino a otto euro di benefici per la collettività.

“Vediamo una fotografia che inizia ad avere contorni più definiti – ha detto il ministro Abodi -. Ci raccontano di un’Italia in controtendenza, che ha preso consapevolezza della catena del valore e iniziano ad emergere, quelli quantitativi economico finanziari, passando da 24 miliardi per arrivare oggi a 32 miliardi di valore. Insieme facciamo un lavoro quotidiano costante. Quanto è emerso oggi conferma che siamo sulla buona strada, il ‘modello Italia’ dello sport cresce e si trasforma”. E ha aggiunto: “Lo sport non è più un settore accessorio ma parte integrante, qualificato e quotidiano, dell’impegno del Governo”.

“Tutti questi numeri – ha evidenziato il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio – servono a noi per avere contezza di quello che siamo e per pianificare e progettare il nostro futuro. I numeri non si possono discutere ma dobbiamo essere capaci di applicarli alle nostre realtà”.

“Il primo trend importante – ha infine rimarcato il presidente di Sport e Salute, Marco Mezzaroma – è che continuano a crescere coloro che fanno attività sportiva: sono 38 milioni gli italiani attivi e la sedentarietà oggi è ai minimi storici. Bisogna continuare a lavorare per correggere il più possibile quelle criticità che esistono”.