Una celebrazione dello sport italiano di ieri e oggi. Accompagnato dalla cultura del nostro Paese: l’arte, la moda, il cinema. Milano Cortina 2026 è la prima Olimpiade diffusa della storia. E la cerimonia di apertura dei Giochi Invernali non poteva non abbracciare il territorio olimpico: da San Siro all’Olympia delle Tofane, passando per Predazzo e Livigno. Con le parole allo Stadio San Siro del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e l’accensione dei Bracieri da parte di Deborah Compagnoni e Alberto Tomba a Milano e Sofia Goggia a Cortina d’Ampezzo, si è alzato il sipario sui XXV Giochi Olimpici Invernali, a vent’anni dall’ultima edizione casalinga di Torino 2006. Una prima volta: mai una cerimonia era stata ospitata da due città, Milano e Cortina, sviluppandosi come un evento diffuso, capace di connettere simultaneamente anche i territori montani.
L’opera del gruppo creativo multidisciplinare, riunito e guidato dal Balich Wonder Studio, è entrata nel vivo con un’inedita parata. Gli atleti hanno sfilato nelle sedi più vicine ai luoghi di gara, riducendo al minimo gli spostamenti logistici. La sfilata è stata preceduta dall’inno di Mameli, intonato da Laura Pausini e risuonato in contemporanea nelle due città ospitanti, con il momento solenne dell’Alzabandiera aperto dalla modella Vittoria Ceretti, che ha consegnato il Tricolore al Corpo dei Corazzieri. Parallelamente, a Cortina, i componenti della staffetta d’oro di sci di fondo di Torino 2006 — Fulvio Valbusa, Giorgio Di Centa, Pietro Piller Cottrer e Cristian Zorzi — hanno compiuto lo stesso gesto, affidando la bandiera all’Arma dei Carabinieri.
Sono stati 146 gli atleti dell’Italia Team protagonisti della sfilata: a San Siro, con in testa i portabandiera Arianna Fontana e Federico Pellegrino e con il Segretario Generale del CONI e Capo Missione Carlo Mornati, hanno sfilato 70 azzurri di cinque discipline (short track, pattinaggio di figura, pattinaggio di velocità, hockey su ghiaccio e sci di fondo), con l’eccezione di alcuni atleti impegnati nelle gare di sabato 7 febbraio. Sono stati invece in 35 (curling, sci alpino, skeleton e slittino), guidati dagli alfieri Federica Brignone e Amos Mosaner, a sfilare a Cortina. Infine, 13 atleti di tre discipline (salto con gli sci, sci di fondo e combinata nordica) hanno sfilato a Predazzo, mentre 28 di quattro discipline (sci alpinismo, sci alpino, freestyle e snowboard) hanno fatto lo stesso a Livigno.
Si apre così quella che è “un’edizione pionieristica dei Giochi su un territorio molto vasto. La bellezza italiana non appartiene solamente a noi, ma ci è stata consegnata dalla storia ed è una responsabilità. La tradizione non è il culto delle ceneri ma la conservazione del fuoco”, come ha detto il Presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò, prima dell’intervento della Presidente del CIO, Kirsty Coventry che ha augurato agli atleti di “assaporare ogni momento” e di “mostrare cosa significa sognare, superare difficoltà e rispettarsi l’uno con l’altro”. L’attesa era tutta per gli ultimi tedofori. C’è chi sussurrava il nome di Jannik Sinner, ma la scelta è caduta su tre leggende invernali: i tre volte campioni olimpici di sci alpino Alberto Tomba e Deborah Compagnoni a Milano e l’oro di PyeongChang 2018 e bronzo nella discesa a Milano Cortina, alla sua terza Olimpiade con i colori azzurri, Sofia Goggia nella località ampezzana. Si è aperta così la quarta Olimpiade italiana. Una voglia a cinque cerchi che ha già contagiato tutto il Paese.
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