Gli sport d’invasione potenziano l’attenzione visiva

Di Gabriele Mezzacapo

Distinguere rapidamente i compagni dagli avversari sul campo da gioco non è solo questione di riflessi o abilità fisiche, ma anche di attenzione selettiva visiva. A dimostrarlo è uno studio dell’Università di Milano-Bicocca, che rivela come gli sport d’invasione – come basket, calcio, pallamano – potenzino in modo specifico le capacità attentive basate sulle caratteristiche visive.

Il lavoro di ricerca, intitolato “Playing sports to shape attention: enhanced feature-based selective attention in invasion sports players”, è stato pubblicato sulla rivista internazionale Psychology of Sport and Exercise. Il team, composto da ricercatori delle università di Milano-Bicocca, Chieti-Pescara e Pavia, ha voluto indagare come il tipo di sport praticato influenzi alcune componenti dell’attenzione selettiva.

“Fino ad oggi pochi studi avevano analizzato nel dettaglio come diverse discipline sportive modellino le funzioni cognitive”, spiega la professoressa Luisa Girelli, docente di Neuropsicologia e neuroscienze cognitive alla Bicocca.

Nel nostro cervello, l’attenzione selettiva ci permette di focalizzarci su determinati stimoli rilevanti, ignorando quelli irrilevanti. In ambito sportivo, è ciò che consente a un atleta di “trovare” al volo il proprio compagno libero tra una folla di maglie colorate. Lo studio ha analizzato due forme principali:

Fba (Feature-Based Attention): attenzione guidata da caratteristiche visive, come colore o forma.

Sba (Spatial-Based Attention): attenzione guidata dalla posizione nello spazio.

Il primo esperimento ha coinvolto 20 atleti di basket e 20 partecipanti di controllo (non sportivi), impegnati in due compiti cognitivi: uno per misurare l’Fba e l’altro per la Sba. I risultati? “Gli atleti hanno mostrato una migliore performance nell’Fba, ma non sono emerse differenze significative nella Sba”, spiega il ricercatore Luca Bovolon.

Per confermare l’effetto specifico legato allo sport d’invasione, i ricercatori hanno replicato l’esperimento con 22 giocatrici di pallavolo (sport non d’invasione, con campo separato da rete) e 23 partecipanti di controllo. In questo caso, non sono emerse differenze nelle capacità attentive tra i due gruppi.

Lo studio rafforza l’ipotesi che gli sport d’invasione – che richiedono di monitorare continuamente posizioni, colori, movimenti e segnali visivi in uno spazio condiviso – abbiano un effetto potenziante mirato sull’attenzione visiva selettiva.

Praticare sport in modo intensivo è uno dei migliori allenamenti per le nostre funzioni cognitive – conclude Girelli – e gli sport d’invasione sembrano particolarmente efficaci nell’affinare l’attenzione selettiva basata su caratteristiche visive”.

Oltre a offrire nuove prospettive per l’allenamento degli atleti, questi risultati potrebbero avere implicazioni anche per il potenziamento cognitivo in ambito educativo, clinico e riabilitativo. Allenare il cervello, dunque, può passare anche da un canestro o un passaggio ben calibrato.

Foto di Marko Milivojevic da Pixnio