Di Giampiero Guadagni
Ai Mondiali di calcio maschile del 2026 la Palestina non c’è. E d’altra parte non c’è mai stata. A Gaza in questi giorni la gente guarda il torneo nei rifugi di fortuna e in quel che resta delle case sventrate dalle bombe. Anche nella Striscia il calcio rappresenta la possibilità di sottrarre alla guerra uno spazio e un tempo di vita. E così è stato organizzato il primo torneo di calcio che ha visto la luce dopo la fragilissima tregua, un piccolissimo passo verso una nuova quotidianità. In un campo da calcio fatiscente, tra palazzi bombardati e macerie, a Gaza il pallone ricomincia dunque a rotolare, per la gioia di sportivi e bambini. Le cronache raccontano di taniche d’acqua potabile portate dalle tende ai campi (comunque in quantità insufficiente); di strategie di gioco disegnate sulla sabbia; di scarpe e scarpini rotti. Ma la passione per lo sport e per la vita vince su tutto. In qualche modo anche la suola di uno scarpino diventa scuola di fraternità. Un messaggio che arriva anche da altre zone del mondo dove fame e guerra sono la realtà quotidiana. E spesso dimenticata. Nel video con le intenzioni di preghiera per il mese di giugno – “Per i valori dello sport” – Leone XIV auspica che l’ambiente e la pratica sportiva siano sempre “uno spazio d’incontro e non d’esclusione, una via di pace e non di violenza”. Questa la sua preghiera: “Fa’ che chi gioca, allena o sostiene scopra nello sport un linguaggio universale che avvicina le culture, unisce i popoli, e semina rispetto, solidarietà e crescita personale”. “Lo sport è uno di quegli spazi unici in cui l’umanità si incontra davvero — afferma il direttore internazionale della Rete Mondiale di Preghiera del Papa, il gesuita Cristóbal Fones —. È un ponte di dialogo che trascende frontiere, lingue e ideologie. In campo, in pista, in piscina, persone di culture e nazioni diverse condividono lo sforzo, il sacrificio, la gioia della vittoria e il dolore della sconfitta”.
Costanza, disciplina, il valore del lavoro ben fatto, l’umiltà davanti ai propri limiti: questi sono i valori trasmessi dallo sport. Insieme a qualcosa che, forse, è ancora più bello: nessuno vince davvero da solo, abbiamo tutti bisogno dell’altro. L’invito del Papa esprime dunque la speranza che questi valori così umani — il rispetto, la solidarietà, la crescita personale — non restino confinati al campo di gioco, ma trasformino il nostro modo di vivere insieme nel mondo. Non è la prima volta che in questo primo anno di Pontificato Papa Prevost riflette sul mondo sportivo: nella lettera “La vita in abbondanza”, per l’apertura dei XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina, il Pontefice ha messo in guardia dalla dittatura della performance che può indurre al doping, dalla strumentalizzazione politica dello sport e dal considerarlo un videogame. Rilanciando il valore dell’incontro, della relazione e dell’accoglienza. E in occasione del Giubileo degli sportivi, celebrato a Roma nel giugno 2025, Leone XIV aveva affermato che “lo sport è una via per costruire la pace, perché è una scuola di rispetto e di lealtà, che fa crescere la cultura dell’incontro e della fratellanza”.
Foto IPA



