Di Gabriele Mezzacapo
Si è conclusa lo scorso 7 giugno l’assemblea nazionale di Salesiani per il sociale, momento di raccoglimento e condivisione per tracciare le nuove sfide da affrontare tutti insieme al fianco dei più deboli. “Chi ama educa” è stato il titolo dell’assemblea di quest’anno che richiama il cuore della missione dei Salesiani per il sociale e il cuore della pastorale di don Bosco, ovvero essere accanto ai giovani più fragili, trasformando la relazione educativa in opportunità concreta di crescita e futuro.
Il Documento programmatico 2026–2029 ha rappresentato la bussola per la rete salesiana definendo le priorità educative e sociali e rafforzandone la capacità di incidere nei territori. Le priorità saranno la lotta alla povertà educativa, la valorizzazione dei giovani aiutandoli nell’immissione nella società e nel mondo lavorativo nonché il contrasto alla dispersione scolastica con il conseguente rischio di devianza e di smarrimento dei più giovani in una società dove oggi è sempre più facile perdersi. Nell’affrontare queste sfide, in prima linea c’è il presidente dei Salesiani per il sociale Don Francesco Preite, con il quale abbiamo fatto il punto della situazione.
Don Francesco, chiusa l’assemblea nazionale con l’adozione del documento programmatico 2026-2029, e tracciate le sfide da affrontare, quali sono le attività che caratterizzeranno l’opera della rete salesiana per i prossimi anni?
Il documento programmatico è frutto di un percorso di ascolto dei territori, costruito dal basso dalla rete associativa nel suo insieme. Tra le priorità principali c’è anzitutto il contrasto alla povertà educativa e alla dispersione scolastica: troppi ragazzi rischiano di restare ai margini non per mancanza di capacità, ma per mancanza di opportunità, con una forte sperequazione territoriale per cui il luogo di nascita diventa determinante per il futuro di un giovane.
Un secondo ambito è l’inserimento sociale e lavorativo dei giovani, il lavoro è importante perché riguarda la realizzazione del progetto di vita che il ragazzo porta in sé, e per i giovani in condizioni di vulnerabilità significa costruire competenze, cittadinanza e dignità. Il servizio civile è un ulteriore asset strategico, non solo come esperienza di volontariato ma come palestra educativa e civile.
Infine, è necessario rafforzare il ruolo pubblico della rete, ovvero diventare interlocutori riconosciuti per le istituzioni e per il decisore politico, nel solco del principio costituzionale della sussidiarietà orizzontale contribuendo alla costruzione di politiche educative e sociali più giuste, e rafforzare i collegamenti con le associazioni nazionali del mondo salesiano come PGS, CGS e TGS.
Una delle novità dell’ultima assemblea è stato il Forum Giovani Salesiani per il sociale, quanto è stata importante questa iniziativa e quali spunti i giovani hanno fornito alla rete?
L’Assemblea nazionale è iniziata con la testimonianza di una giovane che ha conosciuto i Salesiani attraverso il servizio civile, a dimostrazione di come questi percorsi siano una porta d’ingresso autentica al mondo salesiano. Il Forum non è un elemento accessorio, ma una scelta centrale: valorizza il protagonismo giovanile, che appartiene all’essenza stessa del carisma salesiano. I giovani non vanno solo ascoltati, ma coinvolti nei processi, nelle scelte, nella costruzione del futuro della rete. La presenza giovanile a Napoli ha ricordato che le nuove generazioni chiedono luoghi autentici e risposte concrete. I ragazzi del forum, provenienti principalmente dal servizio civile, ma anche dagli oratori e dalle opere sociali, hanno chiesto una rete più capace di essere presente nel mondo giovanile, più comunicativa, più vicina ai loro linguaggi, e soprattutto più coraggiosa nel denunciare le disuguaglianze. Il forum può diventare un laboratorio di partecipazione, di cittadinanza attiva e di corresponsabilità nei processi della rete, con l’ambizione di costituirsi come voce dei giovani a livello nazionale.
Quali tra le grandi sfide definite dal documento programmatico sente come prima necessità da affrontare da parte della rete dei Salesiani per sostenere i giovani in un periodo storico così complesso e dove l’alienazione è sempre più sistemica?
La povertà educativa è, a nostro avviso, la sfida più urgente e strutturale. È una causa profonda, quasi organica, da cui spesso scaturiscono fenomeni di disagio giovanile, violenza, marginalità e perdita di senso. Per questo, come rete dei Salesiani per il sociale, riteniamo che il contrasto alla povertà educativa sia la prima necessità da affrontare. Per farlo non basta intervenire quando il disagio è già esploso. È necessario investire con decisione nella prevenzione: negli educatori, nei centri diurni, nelle comunità e case-famiglia, nei progetti sociali, nel supporto psicologico, nello sport, nella musica, nel teatro e in tutte quelle esperienze capaci di accompagnare i giovani nella scoperta di sé e dei propri talenti. Il punto decisivo è cambiare lo sguardo: il giovane non va considerato come un problema da contenere, ma come una risorsa da riconoscere, accompagnare e valorizzare. Il Sistema Preventivo salesiano, eredità diretta di Don Bosco, lavora esattamente in questa direzione: costruire ambienti educativi, relazioni significative e strumenti di attenzione professionale prima che il problema esploda, raggiungendo i giovani lì dove vivono, in modo capillare, nei territori e nelle periferie esistenziali del nostro Paese. È questa, per noi, una forma concreta di giustizia sociale: prevenire significa esserci prima, esserci accanto, esserci davvero.



