Di Gianluca Pace
L’allenatore è la figura più importante per un giovane rematore. Ma è anche la prima ragione per cui decide di abbandonare. Questo è uno dei risultati emersi dalla ricerca che la Federazione Italiana Canottaggio ha presentato giovedì 28 maggio all’Auditorium Casa dello Sport di Roma durante il convegno “Crescere le nuove generazioni col canottaggio”. Quasi un ragazzo su quattro, inoltre, smette semplicemente perché perde la voglia. Un fenomeno tutt’altro che marginale: secondo i dati citati dal Capo del Dipartimento per lo Sport Flavio Siniscalchi, in Italia il tasso di abbandono sportivo tra i giovani arriva al 28% intorno ai 18-19 anni.
La Federazione ha scelto di affrontare il problema con uno strumento insolito per il mondo sportivo: una ricerca strutturata, condotta su oltre 1.600 tra atleti e genitori, che ha provato a misurare non solo i comportamenti ma le motivazioni profonde dietro la scelta di restare o lasciare. I risultati sono stati al centro del convegno “Crescere le nuove generazioni con il Canottaggio”, momento finale del progetto #StudiEremoinFamiglia, sostenuto dal Ministero per lo Sport e i Giovani e da Sport e Salute, che nella stagione 2025/2026 ha coinvolto oltre seimila giovani insieme alle loro famiglie e insegnanti.
Lo studio, progettato dal dottor Valter Borellini, docente in management aziendale e sportivo, ha raggiunto tre generazioni diverse nello stesso ambiente: i bambini tra 8 e 13 anni (Generazione Alpha, 1.351 partecipanti), i ragazzi tra 14 e 18 anni (Generazione Z, 120 partecipanti) e i loro genitori (Generazioni X e Y, 206 partecipanti). I questionari sono stati somministrati su carta anziché online — una scelta metodologica precisa, per evitare che i genitori potessero vedere e condizionare le risposte dei figli.
Il quadro che emerge tra i bambini e i preadolescenti è tutto sommato rassicurante: si fa sport perché ci si diverte (98%, uguale tra maschi e femmine), perché piace stare con gli altri (93% maschi, 97% femmine) e perché si impara a rispettare le regole (88% maschi, 92% femmine). Solo il 18% ha scelto il canottaggio su indicazione dei genitori. Più in ombra, però, c’è una generazione abituata all’autonomia: il 72% trova noioso ripetere più volte lo stesso esercizio, il 75% preferisce imparare gli esercizi da solo e il 69% vuole scegliere i compagni di allenamento.
L’allenatore resta una figura centrale: il 70% dice che fa la differenza, e il 95% apprezza vederlo spiegare e dimostrare gli esercizi, anche più volte. Tra i 14 e i 18 anni la motivazione intrinseca si mantiene alta, cresce la consapevolezza dei benefici dello sport, ma restano il bisogno di autonomia e la tendenza ad annoiarsi con la ripetizione degli esercizi — terreno fertile, come mostrano i dati, per l’abbandono.
Le cause del drop out, secondo i dati raccolti tra la Generazione Z, mostrano una graduatoria precisa: al primo posto c’è il rapporto con l’allenatore (30,08%), seguito dalla riduzione della motivazione intrinseca (23,56%) e dal mancato miglioramento delle proprie abilità (13,03%). Più distanziati gli impegni legati agli allenamenti (10,78%), le pressioni esterne (9,02%), il clima nel gruppo (6,02%), il desiderio di cambiare sport (4,51%) e le carenze di strutture e impianti (3,01%). Quella dell’allenatore non è una categoria monolitica: al suo interno si raggruppano sei o sette sotto-domande distinte, dalla percezione che vengano fatte differenze tra atleti alla sensazione di non essere messi nelle condizioni giuste per migliorare.
Il peso di questa figura è un dato su cui la Federazione intende lavorare direttamente: i risultati della ricerca verranno condivisi con tecnici e dirigenti societari per rendere, come ha spiegato il presidente federale Rossano Galtarossa, “sempre più accogliente e stimolante l’ambiente remiero”. La parte della ricerca dedicata alle famiglie restituisce un profilo equilibrato. Le reazioni eccessive o impulsive rispetto alle prestazioni dei figli sono rare nella maggior parte del campione, con qualche picco nei genitori più giovani (25-29 anni) e in quelli con figli piccoli (8-9 anni). La presenza agli allenamenti e alle gare è alta: secondo la percezione degli stessi ragazzi, l’82% dei genitori è presente agli allenamenti e il 91% alle gare.
Borellini ha osservato che nel canottaggio il fenomeno dei cosiddetti “genitori elicottero” — tipico soprattutto della Generazione Y — è più attenuato rispetto agli sport di squadra, per ragioni strutturali: la distanza fisica durante gli allenamenti in acqua riduce naturalmente le occasioni di interferenza. Il controllo delle attività sportive si attesta tra “raramente” e “a volte”, con una tendenza più marcata nei genitori più giovani. I rapporti con allenatori e altri genitori avvengono “raramente o a volte”, mentre i contatti con gli ufficiali di gara sono quasi assenti — un segnale di rispetto dei ruoli che la ricerca registra positivamente. I genitori si percepiscono soprattutto come presenza emotiva e guida comportamentale, e solo in misura intermedia come motivatori o sostegno economico.
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