Di Gabriele Mezzacapo
Quando si parla di tennis italiano, c’è un nome che risplende come una stella polare nella storia di questo sport nel nostro Paese, ed è Nicola Pietrangeli. Prima che ci fossero Panatta, Barazzutti, o i campioni contemporanei, c’era lui – l’uomo che per primo portò il tricolore sul tetto del mondo, dimostrando che l’Italia poteva competere ad armi pari con le grandi potenze del tennis internazionale. Sul rosso della terra battuta che questo signore elegante, dotato di un tocco sopraffino e di un’intelligenza tattica fuori dal comune, ha costruito la sua leggenda.
I numeri parlano chiaro, Pietrangeli ha vinto due Roland Garros, nel 1959 e nel 1960, quando conquistare Parigi significava scalare l’Olimpo del tennis mondiale. In un’epoca dominata da australiani e americani, Pietrangeli riuscì nell’impresa di imporsi nel torneo più prestigioso su terra battuta, diventando il primo italiano – e per decenni l’unico – a scrivere il proprio nome nell’albo d’oro degli Internazionali di Francia.
Ma Pietrangeli non era solo un campione individuale, fu anche il trascinatore della nazionale italiana di Coppa Davis per quasi due decenni, dal 1954 al 1972. Detiene tuttora il record di 164 partite giocate in questa competizione – un primato che testimonia non solo longevità, ma anche dedizione incondizionata alla maglia azzurra. Nel 1960 e nel 1961 guidò l’Italia fino alla finale della Coppa Davis, sfiorando un trionfo che sarebbe arrivato solo molti anni dopo.
Ciò che rendeva Pietrangeli speciale non era solo il suo tennis raffinato, caratterizzato da un dritto potente e da un rovescio tagliato magistrale, ma anche il suo carisma e la sua classe dentro e fuori dal campo. Era uno sportivo gentiluomo, capace di incantare il pubblico con colpi d’autore e di rappresentare l’Italia con eleganza e dignità in ogni angolo del mondo.
In un’epoca in cui il tennis professionistico come lo conosciamo oggi non esisteva ancora, Pietrangeli ha aperto la strada. Ha dimostrato che un italiano poteva vincere i tornei più importanti, ha ispirato generazioni di giovani a impugnare una racchetta, ha dato al nostro Paese una credibilità internazionale in uno sport considerato allora appannaggio esclusivo di altre nazioni.
Quando oggi celebriamo i successi di Sinner o ricordiamo le imprese di Panatta, non possiamo dimenticare che tutto è nato da lì, da quel romano di nascita tunisina che con il suo talento cristallino ha scritto le prime, indelebili pagine della storia del tennis italiano.
La sua eredità è ben oltre i trofei e le statistiche: Pietrangeli ha regalato all’Italia la consapevolezza di poter competere ai massimi livelli, ha costruito le fondamenta su cui si è sviluppato tutto il movimento tennistico italiano; per questo, il suo nome merita di essere pronunciato sempre con gratitudine e ammirazione, come quello di un vero padre nobile dello sport italiano.



