Di Gabriele Mezzacapo
Lo scorso 18 maggio al borgo Don Bosco è stato presentato il libro “La forza sia con te” di Andrea Iacomini. La presentazione è stata un’ottima occasione non solo per un momento di confronto con l’autore, nonché portavoce di Unicef Italia, sulla guerra in Ucraina e su come il paese e i bambini ucraini sono martoriati da un conflitto “che da quattro anni ha tolto loro la possibilità di riposare tranquillamente”; ma è stato anche un momento di riflessione su come oggi l’equilibrio di potenza tra gli Stati nazione si è fatto sempre più muscolare poiché c’è sempre meno fiducia nel multilateralismo e la crisi delle Istituzioni multilaterali nella comunità internazionale ne è una diretta conseguenza.
Insieme ad Antonello Assogna, Presidente della PGS Borgo Don Bosco, Iacomini ha raccontato la sua esperienza in territorio ucraino sottolineando due aspetti che l’hanno colpito nel suo reportage: la resistenza degli ucraini e dei bambini “abituati ormai a resistere a una vita sconvolta dai bombardamenti continui e dal vivere sottoterra”: e la loro speranza affinché un mondo “più umano” con al centro gli uomini possa tornare ad essere un modello centrale di comunità internazionale.
“Il mio non è un libro è il racconto del mio viaggio, di quello che ho vissuto e di quello che ho provato, della mia paura ogni volta che suonava la sirena e della mia meraviglia nel vedere i nostri operatori eroi fare la loro parte e aiutare le mamme e bambini ucraini nel trovare una normalità in un contesto dove non può esserci normalità” perché alla base di ogni organizzazione così come alla base di ogni Stato ci sono gli uomini con le loro scelte e con le loro azioni ha contraddistinguerli e gli operatori dell’Unicef in Ucraina così come in Sudan e in Congo ogni giorno, analogamente agli educatori e ai missionari dell’Opera Don Bosco, decidono di contraddistinguersi rimanendo “umani” aiutando e sostenendo chi è più debole senza lasciar indietro nessuno.
“Un ruolo fondamentale nell’aiutare e nel sostenere i più deboli passa anche e soprattutto per lo sport nella dimensione del gioco: così come l’opera di Don Bosco con i più giovani feriti e senza un futuro, anche noi di Unicef Italia riprendiamo gli insegnamenti di Don Bosco; e per alleviare una quotidianità strappata via dalla guerra o dalle catastrofi naturali allestiamo campi da gioco di pallone e di basket per far giocare i bambini dandogli un’alternativa a ciò che vivono quotidianamente”, perché la dimensione e gli insegnamenti di Don Bosco trascendono confini ed epoche finendo per essere sempre attuali e una luce di speranza nei territori dove la speranza è spazzata via.
Certo, nonostante l’enorme cuore di questi operatori, oggi le maggiori difficoltà oggi sono soprattutto nel reperire le risorse economiche per aiutare i più deboli perché c’è un problema ormai strutturale di fundraising così come denunciato anche da Iacomini “perché oggi donare e contribuire agli enti del terzo settore è divenuto superfluo come dimostra l’Amministrazione Americana che ha drasticamente tagliato i fondi dell’’Usaid” dove basterebbe riconvertire i 3.2 biliardi che sono spesi dai Paesi occidentali per le spese militari in spese per il sostenimento delle fasce più deboli della popolazione mondiale per far sì che venisse risolto il problema della fame nel mondo. L’incontro al Borgo Don Bosco è stata un occasione non solo per parlare dell’esperienza dell’autore e di ciò che ha vissuto in Ucraina ma è stata anche l’occasione per rimettere al centro un tema fondamentale, che nella confusione dei tempi moderni sta venendo sempre meno, ovvero quello dell’importanza del dialogo e del confronto e non quello della sopraffazione e dell’aggressione.



