Di Gianluca Pace
Quando si entra nell’Accademia di Arti Marziali di Ischia non si varca semplicemente la soglia di una palestra. È uno spazio in cui lo sport si intreccia con educazione, rispetto e disciplina, e dove ogni allenamento diventa parte di un percorso di crescita: si impara a cadere e a rialzarsi, ad accettare le regole prima ancora di padroneggiare le tecniche. Tra queste mura la pratica sportiva si trasforma in una vera scuola di vita, capace di accompagnare i ragazzi ben oltre il tatami.
È qui che sono cresciuti Daniel Di Meglio e Giulia Patalano, protagonisti di un cammino che li ha portati fino in Giappone, patria delle arti marziali, dove hanno preso parte ai Campionati Mondiali di Sports Chanbara. Un traguardo prestigioso, raggiunto poco dopo la maggiore età, che racconta non solo il loro talento atletico, ma anche la solidità del percorso formativo costruito giorno dopo giorno all’interno dell’Accademia. Daniel ha vinto la medaglia di bronzo nella competizione a squadre di Kihon Dosa, mentre Giulia ha ottenuto un argento di grande valore nella specialità Choken Morote.
Ma per il Maestro Francesco Di Meglio il significato di questi risultati va ben oltre il dato sportivo. “Le arti marziali – ci racconta – sono educative da quando sono state concepite perché l’unione tra corpo e mente è fondamentale. Regole e disciplina sono la base, ed è questo che permette di far crescere i ragazzi”. Un approccio che si intreccia naturalmente con lo spirito e i valori delle Polisportive Giovanili Salesiane. “Il rispetto per gli altri, la responsabilità, la capacità di stare in comunità – aggiunge – sono valori che vogliamo trasmettere prima ancora delle tecniche”. Daniel e Giulia, oggi appena maggiorenni, non sono soltanto atleti di livello mondiale, ma anche Alleducatori PGS, istruttori e punti di riferimento per i più piccoli. “Ho sempre avuto in mente una frase: il vero maestro è quello che crea tanti maestri, non quello che crea tanti atleti”, sottolinea Di Meglio. “Il vanto più grande non sono le medaglie, ma vederli crescere come persone corrette, educate, capaci di stare nella società civile”.
Il Giappone, in questo percorso, rappresenta una tappa importante ma non un punto di arrivo. “Arrivare a certi risultati significa avere maturità e responsabilità – osserva il maestro – altrimenti non ottieni nulla”. E il messaggio che queste medaglie lanciano ai giovani è chiaro e diretto: “Con l’impegno e il duro lavoro si può ottenere qualsiasi cosa. Non esistono scorciatoie. Nelle arti marziali non ci sono trucchetti: l’allenamento è il segreto”. Un ruolo centrale nel cammino educativo è riservato anche alla sconfitta. “Spesso viene demonizzata – spiega Di Meglio – quando in realtà la sconfitta quotidiana è un valore. È un elemento chiave per migliorarsi. È attraverso la sconfitta che i ragazzi imparano a rialzarsi, a capire i propri limiti e a superarli”. Non a caso, ricorda, “una vittoria è fatta di molte sconfitte”. Ed è forse proprio questa la vittoria più grande di Daniel e Giulia: non tanto le medaglie conquistate, ma il loro percorso di crescita. “Il nostro obiettivo non è farli vincere sempre – conclude il maestro – ma insegnare loro ad affrontare la vita. Perché le arti marziali non servono per imparare a colpire, ma per capire come stare al mondo”.



