Di Gianluca Pace
“La pirateria audiovisiva è un fenomeno gestito da mentalità criminali, un’attività illegale che crea danni enormi al mercato e alle imprese, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro e penalizzando l’intera filiera culturale e creativa”. È la posizione espressa da Federico Bagnoli Rossi, presidente della Fapav – la Federazione per la Tutela delle Industrie dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali -, in occasione del World IP Day 2026 promosso dalla Wipo (World Intellectual Property Organization), dedicato al ruolo della proprietà intellettuale anche nello sport.
“È fondamentale veicolare questo messaggio per far comprendere che la pirateria è un reato e per sensibilizzare l’opinione pubblica sul disvalore di un’attività illegale ancora troppo diffusa”, ha aggiunto. Il fenomeno non riguarda solo il calcio ma tutto lo sport: nel 2024 il danno stimato è di 350 milioni di euro, con una diffusione pari al 15% della popolazione adulta. Nel mirino calcio, Formula 1, tennis e MotoGP. Più in generale, l’impatto economico complessivo in Italia arriva a circa 2,2 miliardi di euro.
“C’è bisogno di proseguire e rafforzare l’impegno collettivo, che vede insieme istituzioni e imprese, per fermare un crimine che danneggia tutto il sistema Paese”, ha sottolineato Bagnoli Rossi, annunciando anche l’iniziativa Fapav del 14 maggio con Associazione Civita e la partecipazione di rappresentanti istituzionali e della Wipo.
Sul fronte operativo, lo scorso febbraio le attività investigative coordinate dalla Procura di Bologna e dalla Guardia di Finanza hanno portato all’individuazione di oltre 100 utenti di servizi pirata in tutta Italia, con pagamenti tracciati verso un reseller riminese. I 120 clienti, tra 20 e 70 anni, utilizzavano piattaforme illegali per accedere a Sky, Dazn, Netflix, Disney+ e Prime Video. In questi casi le sanzioni possono arrivare fino a 5.000 euro.
Il fenomeno, sottolineano gli inquirenti, è trasversale e diffuso, senza distinzione sociale o territoriale. “L’illegale fruizione di contenuti audiovisivi rappresenta un fenomeno diffuso che danneggia il sistema economico con pesanti ricadute sui lavoratori del settore”, evidenzia la Gdf.
Un’indagine Fapav-Ipsos Doxa pubblicata a dicembre dimostra che il 56% dei giovani tra 10 e 25 anni ha compiuto atti di pirateria. “Il 56% dei ragazzi italiani compie atti di pirateria perché non ha maturato ancora la percezione che tali comportamenti possono generare conseguenze e rischi reali”, emerge dallo studio. Tra i 15-25enni, il 62% dichiara di aver subito attacchi informatici senza modificare le proprie abitudini.
Solo il 33% dei più giovani e il 38% degli adolescenti ha ricevuto informazioni sui rischi. “Occorre promuovere una narrazione collettiva-massmediatica attorno agli atti di pirateria”, evidenzia la ricerca, sottolineando il ruolo centrale di scuola e famiglia.
“Le attività educational sono lo strumento più potente a lungo termine che abbiamo per plasmare abitudini digitali responsabili”, aveva spiegato Larissa Knapp, vicepresidente esecutiva e responsabile della protezione dei contenuti della Motion Picture Association, presentando lo studio. Per Bagnoli Rossi “la nuova normativa italiana, tra le più evolute a livello europeo, unitamente all’innovativa procedura di Agcom con il blocco in 30 minuti di tutti i contenuti illeciti, rappresenta certamente una frontiera nuova ed efficace in termini di contrasto. Ma non è sufficiente. Serve maggiore comunicazione e al tempo stesso occorre promuovere campagne di sensibilizzazione e di educazione alla legalità”.



