Di Gianluca Pace
L’ἐκεχερία – termine che letteralmente significa “sospensione delle mani” – garantiva, durante i Giochi, la cessazione di ogni ostilità. Le fonti storiche ricordano che atleti provenienti da poleis nemiche potevano gareggiare fianco a fianco. Non solo un gesto, ma una norma condivisa che riconosceva allo sport la funzione di sospendere la guerra in nome di un bene comune.
Questo principio, affondato nella classicità, è arrivato fino all’età contemporanea in una forma diversa ma non meno ambiziosa. Un principio però ignorato dalle grandi potenze. Per questo, almeno nei nostri tempi, resta un concetto alto ma tradito e violato.
Dal 1992, in occasione di ogni Olimpiade, il Comitato Olimpico Internazionale chiede ufficialmente alla comunità internazionale, con il supporto delle Nazioni Unite, di osservare la tregua olimpica.
E dal 1993 l’Assemblea generale dell’Onu approva regolarmente una risoluzione che invita tutti gli Stati a fermare le ostilità.
Tuttavia, questa richiesta è rimasta sulla carta.
Un primo segnale concreto arriva con i Giochi invernali di PyeongChang 2018, quando la Corea del Sud e la Corea del Nord, sfilano insieme alla cerimonia inaugurale sotto un’unica bandiera raffigurante la penisola coreana unita.
Ma la storia olimpica recente è segnata dalle fratture politiche internazionali: dai boicottaggi della Guerra fredda, come Mosca 1980 e Los Angeles 1984, alle proteste del 1956 per l’Ungheria, fino all’esclusione del Sudafrica per l’apartheid e alle recenti restrizioni imposte alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.
Anche a Milano-Cortina 2026, gli atleti russi potranno partecipare solo come Atleti Individuali Neutrali, senza bandiera né simboli nazionali e a condizioni molto rigide.
In questo quadro contemporaneo che continua ad essere flagellato dalle guerre assume un significato particolare la risoluzione italiana sulla tregua olimpica, adottata dall’Assemblea generale dell’Onu. “L’approvazione corale della risoluzione italiana sulla Tregua Olimpica ci riempie di orgoglio”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Oggi restituiamo speranza al multilateralismo grazie allo sport”.
Per il ministro per lo Sport Andrea Abodi, la risoluzione “trasforma l’ideale olimpico da principio antico in una pratica quotidiana di dialogo per la pace”.
Un messaggio ribadito più volte anche da Papa Francesco. “Lo sport è un linguaggio universale che trascende frontiere, lingue, razze e religioni; ha la capacità di unire le persone, incoraggiare il dialogo e l’accettazione reciproca, stimolare lo spirito umano e il riconoscimento del valore degli altri”, spiegava Bergoglio invocando la tregua olimpica prima delle Olimpiadi di Parigi.
A richiamare il significato più profondo della tregua è stato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante l’accensione della fiamma olimpica di Milano-Cortina. “La pace accompagna l’Olimpiade fin dalle sue radici più antiche: nella Grecia classica, quando iniziavano le gare, le armi tacevano”. “L’Italia ha chiesto che la tregua olimpica venga rinnovata”, ha aggiunto, “speriamo che i prossimi mesi possano portare distensione e dialogo. Il segno di pace delle Olimpiadi sarà chiaro e visibile a ogni latitudine. In un cambiamento d’epoca come quello che stiamo vivendo, c’è bisogno di speranza”.
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