Silvio Baldini, il Guardiola dei Giovani

Di Gianluca Pace

Silvio Baldini, commissario tecnico dell’Italia Under 21, ha guidato gli azzurrini alla qualificazione all’Europeo del 2027 grazie alla vittoria per 6-2 contro la Polonia. Un risultato che rappresenta l’ultimo tassello di una carriera caratterizzata da intuizioni, promozioni, scelte controcorrente e legami umani profondi.
Alla base del suo modo di intendere il calcio c’è una convinzione precisa: valorizzare i giovani, mettendo al centro non soltanto gli atleti, ma soprattutto le persone.

A 68 anni, il ct degli azzurrini resta un personaggio fuori dagli schemi. “Silvio è geniale, sa di calcio e sa come prendere i giovani e come farli divertire, che è l’essenza del calcio”, racconta Antonio Di Natale, uno dei talenti lanciati all’Empoli, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport. L’ex attaccante lo definisce “il Guardiola dei giovani per come valorizza i ragazzi”.

Non a caso è lo stesso Baldini a invitare i suoi calciatori a non inseguire soltanto fama e denaro: “Non devono pensare solo a diventare ricchi e famosi, ma devono cercare nel calcio quella felicità che avevano da bambini”. Nato a Massa l’11 settembre 1958, inizia ad allenare nel 1984, a 26 anni, sulla panchina del Bagnone, in Seconda categoria. Dopo Chievo e Brescia, approda all’Empoli nel 1999 e convince il presidente Fabrizio Corsi a puntare sui giovani. “Presidente, puntiamo sui nostri ragazzi, ci toglieremo delle soddisfazioni e torneremo presto in Serie A”, ricorda ancora Di Natale citando le parole del tecnico. “Adesso può sembrare scontato, ma all’epoca il club e Baldini hanno avuto coraggio”.

E le cose vanno esattamente così. Con Di Natale, Massimo Maccarone, Francesco Tavano e Tommaso Rocchi, l’Empoli conquista la promozione in Serie A nel 2002 e si salva nella stagione successiva. Il suo 4-2-3-1, innovativo per l’epoca, attira anche Luciano Spalletti, che va a osservare gli allenamenti.
Il 19 aprile 2003 arriva l’impresa: l’Empoli batte 1-0 il Milan a San Siro. A decidere è Di Natale, al termine di un’azione avviata da Rocchi. Un successo contro una squadra piena di campioni, che poche settimane dopo avrebbe conquistato la Champions League. Tra gli episodi che raccontano i metodi poco convenzionali del tecnico c’è anche la storia della piscina. Nei primi quindici giorni del ritiro dell’Empoli, Baldini portava ogni mattina la squadra a nuotare. Un’abitudine insolita per l’epoca, che restituisce l’immagine di un allenatore disposto a uscire dagli schemi per costruire il gruppo e mantenere vivo l’entusiasmo dei giocatori. A Brescia, Baldini allena anche Daniele Adani, al quale affida la fascia di capitano. L’ex difensore racconta di una mattina in cui il tecnico lo portò alle cinque in un bosco vicino a Verona, lasciandolo riflettere immerso nella natura. Poi lo abbracciò, senza bisogno di spiegazioni. Da quell’esperienza nacque un’amicizia profonda.

Per Baldini, in fondo, allenare significa entrare in relazione con i giocatori, ma anche pretendere disciplina. “Nella vita, se prendi scorciatoie, poi le paghi”, ripete ai ragazzi, ai quali chiede correttezza e impegno fino al fischio finale. Il suo carattere, tuttavia, è anche la sua contraddizione. Nel 2007, sulla panchina del Catania, durante Parma-Catania colpisce con un calcio nel sedere il tecnico del Parma Domenico Di Carlo dopo un alterco. Il gesto gli costa un mese di squalifica e condiziona a lungo la sua immagine pubblica. Baldini si scusa, ma l’episodio resta uno dei più controversi della sua carriera. Nel 2017 riparte dalla Carrarese, accettando un accordo senza stipendio fisso, con una penale in caso di esonero e un premio legato alla promozione. Quando si dimette, i giocatori gli scrivono una lettera per convincerlo a restare.

Nel 2022 porta il Palermo dalla Serie C alla B attraverso i playoff, poi lascia per divergenze con la società. Nel 2025 conquista la promozione in Serie B con il Pescara, superando la Ternana ai rigori. Anche in quell’occasione sorprende tutti con un metodo insolito per scegliere i rigoristi. Invece di chiedere ai giocatori chi se la senta di calciare, li invita a fare una conta: il numero estratto, 22, determina l’ordine da cui partire per individuare i cinque tiratori. L’obiettivo è evitare che la scelta diventi una fonte di ansia o di esitazione. Nel luglio 2026 muore la figlia Valentina, a 30 anni. Da quel momento Baldini ha scelto di essere ancora più sincero e diretto del solito. Il ritorno in Nazionale dopo il dramma familiare è stato per lui un ritorno alla vita: “Mi sentivo 80 anni”, ha raccontato a Sky Sport, “ma dopo pochi secondi a contatto con i miei giovani sono rinato”. I ragazzi gli sono vicini, lo abbracciano dopo ogni vittoria, e lui arriva a definirli “la mia medicina”. Del legame con la figlia aveva scritto nell’autobiografia Il calcio vincente. O vinco o imparo: “Mi ha insegnato ad amare senza pretendere nulla in cambio. Valentina mi ha fatto capire cosa significhi amare incondizionatamente, così come mia moglie mi ha fatto capire cosa voglia dire costruirsi una famiglia. Avere una famiglia significa cercare di capire i problemi, soprattutto quelli di chi sta peggio, e ciò ci ha dato una certa unità”.

Nominato ct dell’Under 21 nel luglio 2025, nel giugno 2026 guida ad interim anche la Nazionale maggiore, dopo la mancata qualificazione ai Mondiali, vincendo le amichevoli contro Lussemburgo e Grecia. Anche qui fa parlare di sé con convocazioni al limite del provocatorio e con un’età media di poco superiore ai 20 anni. In Nazionale Baldini impone le sue regole: niente cellulari nello spogliatoio, i ragazzi in coppia nelle camere e qualche allenamento con un occhio bendato. Quest’ultima pratica, già sperimentata con le squadre di club, racconta, mira a stimolare la concentrazione, la percezione dello spazio e delle distanze, la coordinazione e la capacità di leggere il gioco anche in condizioni di visibilità ridotta. La qualificazione all’Europeo, suggellata dal 6-2 alla Polonia, conferma un lavoro profondo, che guarda non solo alla professionalità dei calciatori ma anche al loro lato più umano e alla loro crescita come collettivo, come comunità. Baldini, intanto, continua a chiedere spazio per i talenti italiani e a ricordare che il calcio deve restituire gioia a chi lo pratica. E forse è proprio dalla gioia per lo sport e dal legame umano tra gli atleti, prima ancora che da un modulo o da una strategia, che il calcio italiano deve ripartire per ricostruire il proprio percorso e provare a riconquistare un posto ai Mondiali.

Foto IPA

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