Simboli E Mani Tese: Verso Gli Altri, Non Per Minacciare

L’importanza dei gesti nello sport. Il tema è diventato caldo in questi giorni in cui i calciatori turchi con atteggiamenti inequivocabili, il saluto militare, hanno solidarizzato nei confronti della guerra lanciata in Siria contro i curdi. Una vera operazione di pulizia etnica nei confronti del popolo curdo.

PAROLE E GESTI

Parlavamo dell’importanza dei gesti, ma anche delle parole. “Primavera di pace” l’hanno chiamata per creare l’ennesimo ossimoro con la guerra. Perché la guerra porta morte, violenza, sopraffazione e sofferenza e non esistono le guerre “giuste” per chi realmente vuole costruire la pace. Erdogan da anni ha buttato la maschera e la sua è una dittatura: che ha bisogno di simboli che la accreditino ed ecco una volta in più la pressione sul calcio, lo sport più popolare. Con una foto che fa il giro del mondo.

OLTRE LA CONDANNA

Qui non è solo una questione di condanna di una guerra e dei simboli e gesti che la propagandano. Perché oltre a chiedersi che cosa succederà alla nazionale turca dopo che i giocatori hanno fatto il saluto militare (sanzioni Uefa?), dobbiamo anche chiederci cosa sarebbe successo a un calciatore turco che avesse rifiutato di farlo. Non si possono certo ignorare la violenza interna della dittatura Erdogan. E di tante altre che nella storia hanno sfruttato lo sport per farsi propaganda: dalla Germania di Hitler con le Olimpiadi del 1936 a Berlino, alla Germania Est superdopata negli Anni Settanta; dagli atleti di Fidel Castro fino al Mondiale di calcio del ‘78 in Argentina “spinto” dal regime militare.

PACE

La storia ci regala pagine buie, ma anche segni bellissimi: da Jesse Owens a Muhammad Ali. In questa rubrica ci siamo già occupati dell’importanza dei gesti ricordando il grande Peter Norman.
A volte non serve essere eclatanti, ma in maniera semplice e diretta diventare costruttori di pace. Perché lo sport è agonismo, confronto, ma mai deve essere guerra. Una mano tesa verso l’altro, per stringerla amichevolmente, fa la differenza su un’altra minacciosa tesa verso l’alto o sulla fronte, come hanno fatto i calciatori turchi.

Maurizio Nicita