Giochi Paralimpici, Si Parte! Ma Perché Si Parla Di Disabilità Solo Ogni 4 Anni?

Divisa? A posto. Pass? Al collo. Mascherina “d’ordinanza”? Presa. Ok, ci siamo! 

Probabilmente oggi pomeriggio tanti atleti, tecnici e dirigenti avranno ripassato questa routine poco prima di trasferirsi dalle blindatissime strutture del villaggio olimpico per vivere una delle serate più indimenticabili della loro vita allo stadio di Tokyo, sede della cerimonia di apertura che ha dato il via ai Giochi Paralimpici 2020, posticipati al 2021 a causa della pandemia.

 

Per ciascuno dei 4400 atleti in gara – provenienti da 163 Paesi, di cui 113 italiani (63 donne e 52 uomini) – cinque anni di impegno costante, fatica, cura di ogni dettaglio, soddisfazioni, rinunce, per arrivare quest’oggi a sfilare davanti agli occhi del mondo con un solo obiettivo in mente: quello di dare il massimo, superare i propri limiti e provare ad ottenere l’ambita medaglia d’oro tanto sognata, anche se il brivido d’orgoglio che si prova nel sentir pronunciare il nome del proprio Paese e nel sapere di rappresentarlo sono già, senza alcuna retorica, delle vittorie.

 

A mancare in questa serata giapponese è stato solo il boato del pubblico, che per ovvii motivi non ha potuto assieparsi nelle tribune dell’impianto e che, come già successo per i Giochi Olimpici conclusi due settimane fa, potrà seguire le gare solo attraverso le dirette tv. In ogni caso, l’apertura dei Giochi Paralimpici non ha certo lesinato le emozioni. Come già accaduto in passato, ad interpretare le coreografie e ad esibirsi durante la cerimonia sono stati in gran parte straordinari artisti con disabilità. Impressa nella memoria resterà, oltre alla sfilata dei nostri azzurri, guidati dagli emozionati alfieri Bebe Vio, scherma, e Federico Morlacchi, nuoto, entrambi oro a Rio 2016, la bandiera dell’Afghanistan, sventolata da un volontario in rappresentanza dei due atleti paralimpici che non hanno ancora potuto raggiungere Tokyo in seguito al ritorno al potere dei talebani.

 

Nel discorso di apertura Andrew Parsons, presidente del Comitato Internazionale Paralimpico, ha sottolineato quanto lo sport possa essere uno strumento potente per diffondere una cultura nuova, a partire dalle singole comunità di provenienza degli atleti presenti ai Giochi fino a coinvolgere tutti i territori nazionali: il messaggio che si vuole lanciare è quello che parlare di disabilità e inclusione solo ogni quattro anni, quando i riflettori si accendono sui Giochi Paralimpici, è assolutamente riduttivo. Lo sport può e dovrebbe essere la scintilla iniziale per un cambiamento duraturo e globale, che porti le persone con disabilità, che rappresentano ben il 15% della popolazione mondiale, quindi circa 1 miliardo di persone, ad essere ascoltate, coinvolte ed apprezzate per le loro abilità. Da questo prende vita la nuova campagna internazionale #WeThe15, lanciata proprio nei giorni scorsi e di cui sentiremo molto parlare.

 

 

L’Italia, con la delegazione più grande di sempre, spera di migliorare ulteriormente l’ottimo piazzamento ottenuto a Rio (nono posto nel medagliere, con 10 ori, 14 argenti e 15 bronzi), puntando su tanti esordienti e su campioni di grande esperienza, tutti atleti con disabilità fisica o sensoriale.

 

La fiaccola ha concluso il suo percorso, il tripode è acceso, i Giochi Paralimpici sono ufficialmente aperti! Non ci resta che scoprire come gli atleti – suddivisi in 22 discipline – supereranno ancora una volta i propri limiti per contendersi le 540 medaglie in palio.

 

Le emozioni di certo non mancheranno!

 

 

 

Serena Taccetti (Eunike asd)