Danielle, Elias E Quelli Che Non Hanno Gli Stessi Diritti

Lo scandalo dell’esame-farsa del calciatore Luis Suarez per diventare italiano, ha acceso i riflettori sulle contraddizioni del nostro ordinamento e sull’attualità del diritto allo Ius soli e a una più ampia e reale uguaglianza. La giustizia, in tempi non rapidissimi, sentenzierà su chi ha commesso dei reati. Ma quello che emerge in maniera lampante e incontrovertibile è la disparità di comportamento rispetto a chi non ha a disposizione la forza economica dell’attaccante uruguaiano, che dal Barcellona è passato all’Atletico Madrid ma che con quella cittadinanza italiana voleva andare alla Juventus, in rapida ritirata per evitare problemi oltre alla figuraccia.
Nello sport ci sono tanti, troppi casi di ragazzi italiani a tutti gli effetti, ma ancora non riconosciuti tali, che devono superare ostacoli non semplici per poter seguire le loro passioni. Da questo punto di vista Danielle ed Elias sono diversi, anche nella scelta della disciplina, ma accomunati da una ingiustizia e per questo diventati un po’ simboli.

Danielle campionessa italiana… ma

Danielle Fréderique Madam ha già vinto tre titoli italiani nel getto del peso, ha 21 anni, veste la maglia del club di Milano Bracco Atletica, ma non può vestire la maglia azzurra né a livello giovanile e nemmeno nelle gare per gli Assoluti. La famiglia di Danielle è originaria del Camerun, ma nonostante la ragazza viva in Italia da 14 anni e qui e ha frequentato tutte le scuole tanto da iscriversi al corso universitario di Comunicazione, innovazione e multimedialità presso l’Università di Pavia, città nella quale attualmente vive, non può ottenere la cittadinanza. Perché ha dovuto vivere in una casa famiglia per anni e questo comporta il domicilio, necessario per tutte le pratiche, ma non la residenza.

Danielle si sta battendo da italiana per ottenere qualcosa che le tocca di diritto, senza se e senza ma. Noi speriamo che ottenga presto il suo diritto, ma non attraverso l’intervento del Presidente della Repubblica, come accaduto in altri casi in passato. Non perché vogliamo discutere le prerogative di Sergio Mattarella, ma perché vorremmo che la battaglia di Danielle, donna simbolo e futura giornalista (il suo sogno), diventi trainante anche per chi ha ancora minore visibilità.

Elias e gli invisibili

Già perché Danielle non avrà la ribalta di Suarez ma ha saputo trovare spazio sui media. Lì dove difficilmente leggerete le storie come quella di Elias, che in Italia ci è nato, cresciuto, frequentando le scuole dell’obbligo, e parla un italiano anche con inflessione piemontese visto che vive a Lucento, periferia nord di Torino. Elias è innamorato del calcio e ogni settimana si allena con i suoi amici, ma poi alla domenica non può nemmeno giocare. Perché non ha il permesso di soggiorno in regola e perché dovrà aspettare i 18 anni per ottenere la cittadinanza italiana. Non è possibile che anche nello sport si rimanga intrappolati nel burocratese e alla fine si impedisca a un ragazzino di poter giocare coi suoi coetanei.

Bisogna buttar giù questo muro di razzismo e diffidenza che nel nostro Paese purtroppo si sta innalzando sempre più. E che lo sport sia sempre avanguardia e mai motivo di esclusione.
Quando si parla di inclusione discutiamo anche di questo: del diritto di tutti a far sport. Senza barriere, senza preclusione su colore della pelle e abilità varie. Senza odiosi privilegi per chi ha denaro ma non valori.

 

Maurizio Nicita