Domenica, 15 Settembre 2019

P Personaggi e Storie

Bernardo e quella voglia di correre incontro alla vita

Fino a pochi anni fa Bernardo Bernardini lo conoscevano in pochi. Oggi, per chi non ha seguito la sua storia straordinaria, c’è un libro che la racconta. Lo ha scritto Bernardo a quattro mani con Enrico Orzes. Un libro che racconta la storia della sua vita. Anzi, delle sue due vite perché chi ha avuto la fortuna di conoscere Bernardo (e davvero credo sia una fortuna incontrare persone come lui), sa bene che ha vissuto due volte.



LA PRIMA VITA

A diciotto anni dall’incidente, Bernardo non solo si è rialzato da quel letto, ma ha imparato a camminare e anche a correre. Adesso fa triathlon. Quello che un comune mortale normodotato farebbe fatica a fare o solo a immaginare di fare, Bernardo lo ha immaginato e lo ha fatto. E non lo ha fatto in una squadra di atleti con disabilità, ma in una squadra di atleti normodotati, di persone con le quali si allena ogni giorno mettendosi a confronto costantemente e sentendosi parte del gruppo a tutti gli effetti. Tanto da non vergognarsi più nemmeno di mettere i bermuda d’estate, mettendo in mostra i tutori di ultima generazione che lo sostengono.

“Finalmente corro” è il titolo del suo libro e questa è la storia di un campione. Un campione vero che ha fatto della sua sciagura il motivo di una nuova vita. Un percorso da condividere anche con gli altri, andando nelle scuole, parlando ai ragazzi ai bambini. Raccontando quanto vale quello che hai dentro di te.



LA SECONDA VITA

Quella di un ragazzino, figlio di pilota militare, che sognava di diventare a sua volta pilota. Non un sogno qualsiasi, ma il sogno. Quello che riempie i tuoi pensieri, che ti affascina così tanto da non permetterti di immaginare di fare altro nella vita. Un ragazzino poi adolescente, pieno di progetti e desideri, uno che sa divertirsi, ha tanti amici, tante cose da fare. Poi, durante un volo di addestramento, da solo nel blu, qualcosa non funziona. L’aereo precipita. I ricordi di quell’attimo svaniscono. Bernardo si risveglia in un letto d’ospedale. E risvegliarsi è già un miracolo. Bernardo ha una lesione alla spina dorsale. Non può alzarsi, non può camminare. Non può. Né ora né domani. Non potrà per sempre, gli dicono. E quel sempre pesa come un macigno in grado di sotterrarti in un attimo. E la tua vista non è più la stessa e tu senti che non sei più tu. Non ti riconosci più. E magari pensi anche che non valga più la pena di vivere. Ma non hai scelta. Sei li e puoi solo decidere tra due cose: vivere o lasciarti andare. E lui sceglie di vivere. Intorno a lui ci sono i genitori, Tiziana e Fausto, e gli amici che non lo lasciano un secondo. E ci sono medici e fisioterapisti. E c’è anche Ilva, una fisioterapista che, contro ogni referto medico e quadro clinico, sussurra all’orecchio di Bernardo che sì, secondo lei si può fare. Che non bisogna mollare. Proviamoci. E Bernardo ci prova. Si butta a capofitto nell’impresa. Fatica, fatica, fatica, ogni giorno, ogni momento per non spegnere quel barlume di luce, per non spegnere l’interruttore.

La sua storia è un susseguirsi di attimi, di fiammelle di luce che si accendono e che a lui bastano per andare avanti, per aggrapparsi con tutta la forza che ha a quella speranza.



Antonella Stelitano

 

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