Pallone di calcio - Foto Pixabay da Pexels CC0

Saverio Scarpellino (Università Pontificia Salesiana): “Va ridimensionato il ruolo di procuratori e agenti”

Di Gabriele Mezzacapo

In attesa della scelta del nuovo Presidente della Figc, tutto il mondo del calcio si interroga sulle cause profonde della terza consecutiva mancata qualificazione ai Mondiali e su cosa andrà fatto a tutti i livelli per risalire la china. Con il Professore Saverio Scarpellino, docente di Economia politica presso l’Università Pontificia Salesiana, indaghiamo il fil rouge che lega la crisi strutturale del nostro movimento calcistico con la crisi socio-economica del nostro Paese.

Professor Scarpellino, stante la crisi demografica in atto negli ultimi anni, una nuova legge sull’ottenimento della cittadinanza italiana potrebbe essere una soluzione per favorire la naturalizzazione degli italiani di seconda generazione così da permettere una crescita anche dei vivai nazionali?

In realtà, al contrario di quanto si possa pensare, il calo demografico dell’ultimo decennio non ha per ora impattato sul numero dei giovani calciatori tesserati (quelli di età compresa tra i 5 e i 15 anni), che è rimasto per lo più stabile. Ciò è stato possibile soprattutto grazie all’esplosione del calcio femminile, che nell’ultimo lustro ha registrato crescite annuali a doppia cifra e ha così compensato la leggera contrazione del settore maschile. Certamente, in prospettiva, l’allargamento della cittadinanza italiana potrà contribuire alla tenuta del numero dei partecipanti di tutto il movimento calcistico, così come potrebbe incidere sul livello complessivo della popolazione italiana, che senza interventi compensativi da qui al 2050 si prevede possa diminuire di quasi il 30%.

Con la crisi socioeconomica in cui il nostro paese versa ormai da decenni e la difficoltà strutturale di investimenti nel sociale, gli enti del terzo settore come le Polisportive Giovanili Salesiane, la cui attività principale è la formazione dei giovani tramite lo sport e i valori dello stesso, possono diventare delle valide alternative per la formazione dei calciatori che si apprestano a diventare professionisti?

Certamente il ruolo degli enti del terzo settore nella formazione sportiva dei giovani assume un peso sempre più rilevante, anche se, al momento, il numero limitato di talenti che arrivano al calcio professionistico non è tanto legato alla contrazione del ruolo dei vivai, quanto, piuttosto, ad altri ostacoli che i giovani calciatori devono affrontare per potersi affacciare al calcio che conta.

Se il rilancio dei vivai è fondamentale per continuare a creare un “serbatoio” di talenti, quanto può incidere a livello sportivo ed economico anche una riforma del settore dei procuratori sportivi e degli intermediari che hanno in mano il destino dei giovani calciatori?

E’ proprio al ruolo dei procuratori sportivi e degli agenti che popolano quel sottobosco che si frappone tra le società professionistiche e le famiglie che mi riferivo quando ho parlato di altri ostacoli. E’ inaccettabile che le famiglie dei giovani calciatori siano costrette a pagare i vari agenti per poter far accedere il loro figlio nelle squadre giovanili delle società di calcio più quotate. Deve essere valorizzato soltanto il talento calcistico dei giovani e di conseguenza le famiglie devono essere liberate dalle frequenti pressioni, con profili talvolta al limite della rilevanza penale, che nel corso degli anni sono state esercitate da molti procuratori.