Giovedì, 21 Novembre 2019

F Formazione

L’anima profonda del Web 3 - Rifatevi il trucco e raccontate al mondo!

Quando pensiamo allo sport in generale, o ad una squadra di piccoli atleti o di grandi campioni, spesso facciamo fatica ad accettare che una parte della popolarità e un’immagine accattivante possano essere merito, oltre che dei risultati, anche di una strategia di marketing ben studiata. Non vogliamo crederci. “Marketing” sembra quasi una brutta parola. Tendiamo a pensare che lo sport sia qualcosa di ultraterreno e che persino le grandi società - con il loro merchandising, i contratti da capogiro e il loro giro d’affari – siano umili portatrici di valori senza alcun bisogno di un piano ben architettato per mantenersi in attivo e attirare come magneti.

Ebbene, è verissimo che senza alle spalle valori sani ed universali di riferimento nessuna società riuscirebbe probabilmente ad avere fan. Ed è anche vero che lo sport attira da sé pubblico, appassionati ed atleti che, si spera, un giorno diventeranno celebrità. Ma per attirare occorre anche una strategia. E’ un po’ come in amore: architettare un piano per fare colpo sulla persona amata sporca forse un ideale pulito di amore? Significa mentire? Assolutamente no. E quindi come potremmo dire che qualche escamotage per attirare nuovi atleti sporca i valori e gli insegnamenti che un allenatore darà loro una volta entrati nel team?

Per gli sport più noti è più semplice. La calamita per i giovanissimi che decidono di avvicinarsi alla pratica sportiva sono i volti storici, le grandi società, i grandi campioni, le celebrità, i palloni d’oro. Prendiamo il calcio, ad esempio. In Paesi come l’Italia fa parte della storia di ogni cittadino, così come in altri Paesi vale per il basket o il rugby e così via. Gli sport minori vantano campioni e storie personali altrettanto interessanti e significative, ma il lavoro per attirare nuove leve è sicuramente più complicato e lungo. Non è questione di importanza né di appeal, è questione di comunicazione. E qui entra in gioco quell’escamotage, quella strategia di conquista. Strategia di marketing, per l’esattezza e, in particolare, di content marketing.

Sfatiamo subito i luoghi comuni: il fatto che il marketing sia legato al mondo delle aziende – di chi vuole vendere qualcosa, non per forza diffondendo valori positivi - non deve tenere alla larga. Una strategia di marketing serve a rifarsi il trucco, a mostrarsi ancora più belli. I contenuti servono a mostrare questa bellezza, non ad ingannare, a meno che l’intenzione non sia questa a monte. Ma che sia chiaro: attirare mostrando il meglio di sé non equivale affatto a mentire, equivale a sapersi valorizzare.

Foto, articoli, infografiche, video: tutti i contenuti che una società riesce a creare o a condividere e che hanno come obiettivo quello di far parlare di sé e attirare gli sguardi, sono ciò che intendiamo quando parliamo di content marketing. In gergo, quel “far parlare di sé” si definisce reputation (o Web reputation, se ci riferiamo al far parlare di sé online). Un’azienda che vende un prodotto diffonderà contenuti che lo riguardano, esaltandone le caratteristiche, mostrandone l’utilizzo ed enfatizzando la soddisfazione del consumatore. Una società sportiva può fare altrettanto. I contenuti servono a stimolare l’interesse attraverso la conoscenza, l’informazione. Molti sport restano inavvicinabili perché semi sconosciuti, molte persone scoprono a 30 anni sport a cui magari a 15 anni si sarebbero avvicinate se soltanto li avessero conosciuti prima.

Cosa occorre, dunque, per fare content marketing? Occorre, prima di tutto, conoscere bene se stessi, la propria realtà e i propri punti di forza. Bisogna mettersi a fuoco. Cosa siete? Cosa offrite? Come lo offrite? Occorre poi avere canali su cui diffondere i contenuti. I più scontati ormai sono i social network, ma per le piccole società spesso si rivela fondamentale l’offline, dai classici volantini agli open day, senza sottovalutare il passaparola legato a nuovi contenuti, nuove attività, novità in generale.

Individuati i canali a disposizione, non resta che capire cosa pubblicare su ognuno. Teniamo presente che ogni social network ha un tipo di utenti predominante e contenuti che funzionano meglio, un suo linguaggio (hashtag e simili). Facebook, ad esempio, non è il social network preferito dalla Gen Z, ma lo è per i genitori; Instagram piace molto ai Millennials e così via. I video in questo periodo sono tra i contenuti più cliccati e che tengono alta l’attenzione (se sono interessanti!). Ecco allora che si possono creare contenuti differenziati.

Quali contenuti? Semplicemente, raccontatevi e diffondete contenuti interessanti, non necessariamente autoprodotti. Quali aspetti di un allenamento o di una gara possono interessare a chi dovrebbe seguirvi? E perché seguire proprio voi? Quale soddisfazione si può trarre impegnandosi nel vostro sport? Quali atleti del passato hanno raggiunto grandi risultati nella vostra disciplina? Perché un giovane dovrebbe contattarvi ed entrare a far parte del team? Se non riuscite a creare contenuti, se non avete competenze sufficienti o vi manca il tempo, cercateli online. Internet è una risorsa preziosissima per tutti. E ricordate quanto ci siamo detti nelle scorse puntate: coinvolgete la vostra squadra, i più giovani vi saranno grati della fiducia e saranno lieti di portare nel loro mondo (e online) ciò che costruite insieme a loro. Saranno i vostri testimonial.

Due regole d’oro.

  • Uno: mai mentire. Mostratevi al meglio ma mostrate la realtà.
  • Due: sorridete. Siete persone, prima che una società sportiva.



Anna Tita Gallo


Già pubblicato:
L'anima Profonda Del Web 1 - Istruzioni Per L'uso
L’anima profonda del Web-2- Impariamo La lingua della Gen Z?

Documenti Formazione

Scarica il Documento sulla visione cristiana dello sport e della persona

Newsletter

Resta aggiornato sul mondo Juvenilia.

Direttore: Maurizio Nicita
Comitato redazionale:
Aurelio Viscusi
Suor Francesca Barbanera
Ciro Bisogno.

Email:

info@juvenilia.it

Tel:

+39 064462179