DAD, Stiamo Perdendo I Nostri Ragazzi. E La Colpa È Solo Nostra


Il livello di apprendimento degli adolescenti è notevolmente calato. Colpa della DAD o di educatori poco disponibili al cambiamento? Come stiamo preparando i nostri ragazzi al futuro nel mondo attuale? Ne abbiamo parlato con il Coordinatore Nazionale della Formazione delle PGS, Roberto Valle

 

Abbiamo chiesto al nostro Coordinatore Nazionale della Formazione Roberto Valle – docente di Educazione Fisica alle superiori – un commento sui risultati delle prove Invalsi appena diffusi, che mettono in luce una situazione non proprio rosea del livello di apprendimento nelle scuole italiane. I numeri confermano che la pandemia e le difficoltà di adattamento degli educatori a nuove forme di trasmissione del sapere mettono a rischio il futuro dei nostri ragazzi nel mondo. Gli spunti interessanti su cui riflettere sono tanti, ci siamo chiesti soprattutto quale possa essere il ruolo dello sport, di luoghi come le palestre (luoghi di svago ma anche di apprendimento, vere scuole di vita) e degli Alleducatori in un momento così particolare dal punto di vista del rapporto insegnanti-allievi e adulti-ragazzi, fortemente mutato nell’ultimo anno.

Sembra proprio che questo periodo storico abbia complicato lo sviluppo delle capacità di apprendimento e abbia reso per gli insegnanti più difficile garantire uguaglianza, inclusività, pari opportunità nella fruizione dell’insegnamento… tutti valori e obiettivi tipici della scuola come dello sport.Il direttore della Fondazione Agnelli, Andrea Gavosto, sostiene che la DAD possa essere efficace “a condizione che gli studenti non siano soggetti passivi davanti ad un video” e che la pandemia abbia “messo ancora più in luce che le competenze didattiche di troppi docenti si fermano a un’unica modalità – la vecchia – e sono perciò inadeguate. La sola conoscenza della materia non basta più: al centro va messa la capacità di insegnare”. Cosa ne pensi?
“Molti insegnanti, me compreso, già dai primi esperimenti con la DAD a marzo 2020 hanno continuato a ripetere che non è la DAD il problema. Siamo noi il problema, sono gli adulti, gli insegnanti. So che non è giusto generalizzare ma il quadro complessivo, anche alla luce di questi risultati, credo parli da sé. Si pensi anche al fatto che la DAD è stata “scoperta” così, in emergenza, ma in realtà sono molti anni che lo strumento esiste e che esistono corsi di formazione ad hoc. Corsi che la maggior parte dei docenti non ha mai nemmeno preso in considerazione”.

Insegnanti poco reattivi di fronte ad un momento complicato o poco preparati a livello tecnologico?

“Spesso entrambe le cose, aggiungerei che ci siamo resi conto di quanto molti insegnanti non sapessero adattare se stessi e i programmi, nemmeno dopo mesi, ad un nuovo modo di fare formazione. La DAD è un mezzo, uno strumento, nient’altro. Se la sai usare e hai buone intenzioni non c’è problema. Molti insegnati non sanno usarla e non hanno buone intenzioni, non la trovano utile, si pongono in maniera ostile e, di conseguenza, non la usano. Per fortuna esistono anche tanti insegnanti che, pur non sapendola gestire al meglio, hanno buone intenzioni e un buon atteggiamento nei confronti delle novità. Restano però i numeri: pochissimi sanno usarla e hanno mostrato realmente voglia di sperimentare ed entusiasmo rispetto ad un cambiamento che, per quanto sia stato obbligato, andava affrontato senza quelle inutili resistenze che hanno procurato solo mancanze nel rapporto con gli allievi”.

Parliamo allora di allievi. I ragazzi non hanno colpe? Non avranno in parte approfittato degli insegnanti che hanno arrancato di fronte alla DAD?

“Questa è un’altra faccia della medaglia. Per molti docenti “i ragazzi sono sfaticati, colpa loro”. A supportare questa tesi anche parte del mondo dell’informazione che ha lasciato passare l’idea che la DAD è un disastro ma senza spiegare nei dettagli perché. Io credo che dovremmo prima di tutto riflettere sulle nostre mancanze di adulti. Noi siamo già stati ragazzi e bambini, loro ancora non sono adulti”.

Il rapporto insegnanti-ragazzi si è sfaldato…

“Non sempre, ma in molti casi si. Personalmente la cosa che mi spiace di più è che abbiamo lasciato a molti adolescenti un ricordo pessimo degli anni più belli della loro vita. Parlo da professore nella maniera più sincera possibile: molti ragazzi non vogliono nemmeno più venire a salutarci, non vogliono nemmeno sentir parlare della loro scuola. La trovo una cosa orribile. Noi insegnanti dovremmo avere come unico scopo quello di educare, invece tendiamo ad agire solo in maniera punitiva e in periodi come questo, forse anche per scaricare la preoccupazione, molti di noi hanno addirittura alzato il tiro e non hanno esitato a dare valanghe di compiti, snocciolare voti bassi e proporre bocciature. Ecco, la bocciatura dovrebbe essere percepita invece come un fallimento che in primis è di chi insegna. Ripeto, sto generalizzando perché le considerazioni del report mi portano a farlo. Esistono insegnanti grandiosi che nell’ultimo anno hanno saputo riorganizzarsi e persino migliorare il proprio rapporto con i ragazzi”.

Cosa significa essere insegnanti oggi? È ancora una missione per te, che sei anche Alleducatore e dedichi gran parte della tua vita ai ragazzi?

“Per me è una missione bellissima e sono un insegnante anche grazie a professori che hanno saputo trasmettermi la loro passione per questo lavoro. È importante ricordare che tutti i ragazzi devono avere le stesse possibilità di raggiungere grandi traguardi, ma non sono tutti uguali. In questo senso, la scuola e lo sport sono in linea. Occorre riconoscere le caratteristiche che rendono ogni ragazzo unico, diverso dagli altri, per poterlo accompagnare in maniera personalizzata verso quei traguardi. È qui che la scuola spesso fallisce: gli insegnanti spesso trattano tutti allo stesso modo, a volte perché è più sbrigativo, altre volte in buona fede pensando che sia la strada migliore per non lasciare indietro nessuno. Ed ecco invece che indietro ne restano parecchi”

Da buon Alleducatore allora qual è il tuo consiglio per rendere più solido il legame con i più giovani?

“Sarà banale ma, proprio perché sono anche un insegnante, mi piace concludere con l’unico consiglio che sento di poter dare. Ho ancora molta esperienza da fare ma credo di poter suggerire di non essere mai autoreferenziali, di mettere in primo piano i ragazzi e non se stessi, né come persone né come “ruoli”. Dobbiamo parlare con i ragazzi, ascoltarli e non scegliere per loro, guidarli in base alle loro attitudini, indirizzarli, comprenderli e trasmettere loro passione per la vita. Questo per me è educare”.

 

Anna Tita Gallo

 

Fonti e approfondimenti:
Risultati delle prove Invalsi:
www.invalsiopen.it/risultati/risultati-prove-invalsi-2021
Dichiarazioni di Andrea Gavosto, Fondazione Agnelli:
www.orizzontescuola.it/invalsi-e-dad-gavosto-le-competenze-didattiche-di-troppi-docenti-sono-inadeguate-formazione-e-aggiornamento-devono-diventare-obbligo