Bask-In, Il Modo Inclusivo Di Andare A Canestro

Renato Baroni è l’uomo che ha portato le Pgs Lombardia nel mondo del bask-in. Rhodense doc e colonna da più di cinquant’anni della Victor dell’oratorio San Carlo, nel 2010 ha avuto l’intuizione e il coraggio di iniziare un progetto sperimentale nella sua polisportiva. “Il tutto è iniziato su consiglio di un educatore che in precedenza aveva lavorato alla disciplina con dei ragazzi di una scuola media locale –spiega Baroni – Siamo partiti da zero e adesso contiamo su un gruppo di 80 ragazzi iscritti, di cui una trentina sono quelli con disabilità”.

 

REGOLE RIEQUILIBRATE

Il bask-in è una variante della pallacanestro ideata più di dieci anni fa a Cremona da un gruppo di genitori, professori di educazione fisica e insegnanti di sostegno che credevano fortemente nei valori inclusivi dello sport. Poche ma preziose regole, che permettono a tutti di potersi cimentare.

  • Si gioca in sei contro sei.
  • Cinque giocatori di movimento e uno statico – ruolo riservato ai ragazzi che non possono camminare –: fermo in mezzo al campo pronto a colpire con i propri tiri liberi.
  • Quattro canestri, in quanto oltre ai due ordinari ce ne sono altrettanti riservati proprio al ruolo statico.

 

Un movimento che ha il proprio punto di riferimento nella Associazione Baskin, onlus nata proprio a Cremona nel 2006, affiliata al Comitato Italiano Paralimpico e che negli anni ha saputo crescere attirando società e organizzando campionati. La Victor Rho di Baroni partecipa con ben cinque squadre. Dai più piccoli iscritti ai tornei locali di Children bask-in o di Junior bask-in – analoghi del mini-basket rivolti, rispettivamente, ai ragazzi delle elementari e a quelli delle medie – passando per la Juniores, sino alle due squadre Open.

TUTTI AL MASSIMO

 

“È un progetto in cui crediamo tanto. Il bask-in è una disciplina unica, che dà l’opportunità a tutti di partecipare e di dare il proprio massimo – spiega Baroni –. Questo grazie a regole che sono pensate in maniera differente per ragazzi normodotati o disabili”. È questo il vero punto di forza, che rende ogni partita una sfida mai scontata e che consente a tutti di dare il proprio contributo in campo.
Dal giocatore di serie A al disabile: tutti uniti a pari livello per raggiungere lo stesso scopo. “Sono regole semplici che vengono aggiornate di anno in anno, anche in funzione delle disabilità che vengono man mano scoperte, per permettere allo sport di essere il più inclusivo possibile.
Anche Don Bosco utilizzava queste strategie: regole calibrate in funzione delle persone e apprendimento cooperativo per far crescere ed affiatare il gruppo”. Il bask-in è tutto questo. Una disciplina che incarna alla perfezione i valori Pgs.

Giulio Monga