Arti Marziali: Così Insegniamo Ai Giovanissimi Il Rispetto E La Consapevolezza

Per gli sport di contatto e per le arti marziali sono stati mesi durissimi, ma la pandemia non ha fermato la voglia di incontrarsi e di proseguire nel cammino intrapreso. Abbiamo fatto il punto della situazione con Massimiliano Andreani, responsabile del settore Arti marziali delle PGS in Lombardia, territorio in cui – nonostante le restrizioni legate al Covid – le attività in partenza sono comunque molte e di grande rilievo. Abbiamo approfittato della sua disponibilità per immergerci più a fondo nel mondo delle arti marziali, un mondo che affonda le radici in una tradizione lontana. La saggezza degli antichi maestri affascina ancora oggi e riesce, attraverso la presenza di nuovi maestri, ad infondere valori indispensabili e a formare le nuove generazioni al rispetto e alla consapevolezza.

Arti marziali sono anche sinonimo di rispetto, disciplina, controllo. Ci spieghi come attraverso questi sport si riescono a trasmettere valori sani ai giovanissimi?

Iniziamo col dire che filosofia e arte marziale sono sempre state intimamente legate. A Okinawa c’è un detto “Bun bu Ryo do” che significa letteralmente “le vie della penna e della spada sono una” concetto molto simile al nostro “mens sana in corpore sano”.
Nel 1905 il karate di Okinawa è stato riadattato proprio per essere insegnato nelle scuole dell’arcipelago delle Ryukyu per l’elevato valore formativo, fisico ma soprattutto morale. Questo era già successo in Giappone con il judo kodokan del maestro Jigoro Kano che aveva concepito il judo (via della cedevolezza) come un sistema di educazione dell’uomo. “L’educazione morale di una persona si estende ad altre 10.000. L’educazione di una generazione ne abbraccia altre cento. Non esiste nulla di più piacevole al mondo”.
Importante la figura del maestro Funakoshi, divulgatore del karate in Giappone, che oltre ad essere un maestro di karate era anche un insegnante, infatti nella foto che lo rappresenta in molti sono della scuola shotokan ryu, il Maestro non è raffigurato in keikogi (abito da allenamento) intento a combattere ma indossa abiti tradizionali giapponesi e intorno a lui ci sono dei libri, immagine che si confà più ad un letterato che non ad un combattente.

 

Come ti “prendi cura”, da allenatore-maestro, della crescita e dello sviluppo delle abilità fisiche e mentali dei tuoi atleti-allievi?

Questa è una domanda difficile perché ogni allievo atleta va considerato nella sua individualità. Nella nostra società abbiamo deciso di inserire diverse discipline che possono essere affrontate in età differenti e con obbiettivi differenti da ogni iscritto. In questo modo possiamo affiancare un’attività ludico motoria ad una più culturale amatoriale mentre una personalità più portata a mettersi in gioco verrà indirizzata a cimentarsi in una pratica agonistica. In questo modo, guidando il bambino, ragazzo o uomo in ogni fase della sua crescita potremo lavorare sui diversi aspetti, soddisfacendo i suoi bisogni evolutivi e portandolo in qualche modo ad indirizzare ed esercitare scelte consapevoli.

 

Parliamo di un legame che in realtà non esiste: arti marziali e violenza… c’è ancora qualche mito da sfatare?

Ahahah spero proprio di no! La violenza è insita spesso nell’animo umano, non servono le arti marziali per essere violenti; al contrario si può dire che le arti marziali diventino un “fodero” dove riporre la propria natura. Una spada senza un fodero finirà prima o poi per ferire me o gli altri anche accidentalmente. Il fodero dove riporla è costituito da regole morali ( non solo regole delle arti marziali) che mi permettono di scegliere se lasciarla nel fodero o meno.
Tutte le arti marzali fanno parte del BUDO. Budo è un termine giapponese composto dagli ideogrammi (kanji) “BU”, che significa letteralmente “fermare, arrestare, lasciare le lance, cessare” e “DO”, tradotto in occidente come “via, percorso, cammino, ciò che conduce” in senso non tanto fisico ma etico e morale.
Uscendo dai canoni della traduzione letterale il fermare o lasciare le lance (BU), assume il significato più profondo di “armi” e quindi di “guerra”. Quindi l’etimologia lascia spazio al budo come “via per la cessazione della guerra” o meglio “via che conduce alla pace”.
Attraverso tutti i rituali delle arti marziali cerchiamo di raggiungere un equilibrio tra tecnica e mente.
Il corretto comportamento e l’etichetta delle arti marziali diventano una sorta di fodero che ci serve per controllare i nostri istinti più “taglienti”

Parliamo delle attività di PGS Lombardia, in particolare nel tuo settore: progetti in cantiere?

I progetti in cantiere sono purtroppo stati rallentati dalla pandemia, ma sono solo in stand by. Anche in questo 2021/22 il settore PGS Arti marziali della Lombardia sta provando a fare ripartire l’attività promozionale dando spazio a discipline magari poco conosciute nel panorama marziale italiano con “esclusive” Pgs come: il karate contact del maestro francese Dominique Valera, il Nunchaku sportivo della NIA Italia e il karate jutsu che prova a dare una visione applicativa del karate delle origini esulando dalle differenze di ogni singola scuola di karate. Con l’allentarsi delle restrizioni causate dal COVID cercheremo di riproporre gli eventi del “Portale D’Oriente PGS Lombardia” la manifestazione che ci accompagna dal 2015 e che cerca di riunire differenti arti marziali in un’ottica di scambio reciproco, quest’anno in un’edizione rivolta ai più piccoli e alle famiglie.

 

Come avete affrontato e affrontate questo periodo di pandemia tanto complicato per lo sport? Con quale spirito avete iniziato il nuovo anno?

Già dalla prima pandemia la nostra società si è attivata per raggiungere gli atleti anche a distanza. Sin dalla fine di febbraio 2020 abbiamo attivato allenamenti via zoom e lezioni culturali durante il week end cercando di coinvolgere insegnanti di differenti stili e da diverse regioni. Questo percorso è culminato anche con una gara di forme (Kata) on line ad aprile 2021 per preparare gli allievi alla prima gara che avremmo fatto a maggio 2021 a Legnano in presenza nel primo week end utile dopo il secondo lockdown, gara fortemente voluta dal direttore tecnico della Lombardia Elena Cinzia Cristina Stiscia, proprio per dare un forte segnale di speranza per la ripartenza dell’attività sportiva a contatto.
La variante omicron ha complicato questo inizio anno perché spesso gli allievi in presenza erano meno degli atleti che seguivano la lezione on line, rendendo di fatto difficoltoso programmare gli allenamenti. Tuttavia questo ha fatto sì che l’impegno degli studenti dai più piccoli fino agli adulti fosse ancora maggiore, lo stato di incertezza generale della società ha causato uno slittamento delle attività agonistiche di un paio di mesi, con la speranza che in questo periodo di pausa la situazione si normalizzi